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Vecchio 13-11-2007, 11.59.05
easysmile
 
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Predefinito Angkor, alcuni consigli - giorno 3

L’ultimo giorno ad Angkor è ovviamente dedicato all’ultimo grande Re
dei Khmer, probabilmente il più grande e sicuramente il più celebre di
tutti: Jayavarman VII
Costruttore infaticabile, apparentemente appartiene al suo regno
un’incredibile serie di templi, monasteri e perfino le terme.
Lo stile costruttivo di Jayavarman VII, denominato “Bayon”,è in netta
contrapposizione con qualsiasi altro stile che si possa ammirare ad
Angkor ed uno dei motivi principali di questo distacco è ovviamente il
passaggio dalle religione Induista al Buddismo Mahayana.
Con l’eccezione della sua costruzione più celebre (appunto il Bayon,
posto al centro dell’Angkor Thom) Jayavarman ha costruito soprattutto
immensi, giganteschi monasteri: vere e proprie cittÃ*, all’interno
delle quali vivevano decine di migliaia di persone. L’enorme
estensione di queste costruzioni è oggi solo vagamente percepibile
osservando la lunghezza delle mura perimetrali che le circondavano.
Oggi infatti, visitando ad esempio il Ta Phrom, dopo aver valicato
l’accesso a queste possenti mura esterne ci si trova a percorrere
diverse centinaia di metri prima di poter giungere alle parti centrali
e più sacre del monastero. Qui si ha spesso la percezione di
attraversare una “terra di nessuno”, completamente ricoperta da fitta
ed impenetrabile vegetazione. E’ quindi necessario lavorare molto con
la fantasia per sostituire la jungla con la miriade di rudimentali
abitazioni in legno e paglia che qui si trovavano.
Anche al Ta Phrom, come per qualsiasi altro tempio, è importantissimo
entrare dalla parte giusta (est)! Nella fattispecie del Ta Phrom,
questa raccomandazione è più che mai importante in quanto l’entrata
“dal retro” (ovest) è purtroppo molto utilizzata dalleguide locali in
quanto è la prima che si incontra provenendo dall’Angkor Thom.
Entrare dal retro al Ta Phrom significa perdere completamente la
prospettiva sulla costruzione frontale (ritenuta da alcuni storici un
teatro per rappresentazioni artistiche) che si trova dinnanzi
all’ingresso alla terza fila di mura perimetali e che se vista dal
davanti crea invece un effetto particolarmente suggestivo.
Gli edifici centrali sono purtroppo in un pessimo stato di
conservazione. Molte gallerie sono crollate ed i lavori di restauro
dell’UNESCO qui procedono particolarmente a rilento.
Reso famoso dalle radici dei giganteschi alberi secolari che si
insinuano tra le mura, dopo l’Angkor Wat ed il Bayon, il Ta Phrom è il
luogo più visitato di Angkor. Ognuno ovviamente è libero di pensarla
come vuole ma il mio personalissimo punto di vista è che visitare il
Ta Phrom richiamati da questa attrazione “ambientale” sia decisamente
riduttivo. Essere dentro al Ta Phrom e fotografare gli alberi vuol
dire distogliere l’attenzione dal reale interesse che questo tempio
dovrebbe suscitare (ammetto anche che difficilmente trovo qualcuno che
concordi su questo punto che infatti per me è spesso argomento di
accese discussioni  ).
Oltre all’architettura “in piano” assolutamente innovativa, il Ta
Phrom propone anche stupendi bassorilievi, alcuni dei quali (ad
esempio quelli dislocati nel cortile centrale racchiuso nella fila di
mura perimetrali più interna) non sono direttamente visibili ma celati
dal fitto labirinto costituito dagli ammassi di pietra crollati tra le
piccole librerie. Uno molto bello è la “partenza di Budda”. Consultate
una guida che vi indichi il tortuoso “sentiero” per poterlo
raggiungere.
A causa delle pessime condizioni di conservazione, il percorso
all’interno del monastero è uno slalom tra le macerie piuttosto
obbligato, per lunghi tratti marcato da una passerella di legno lungo
la quale si snoda una chiassosa coda di turisti. Cercate di isolarvi
dalla ressa uscendo quando possibile da questo percorso obbligato in
modo da scoprire anche punti di osservazione diversi ed alternativi.

Seguendo il filone temporale che ho cercato di imprimere fino ad ora
all’itinerario, il Bayon dovrebbe essere l’ultimo luogo della visita.
Per una mera questione di gusto personale lo metto invece ora per
poter poi chiudere in bellezza con il mio tempio preferito di Angkor:
Preah Khan!

La via più breve che dal Ta Phrom conduce al Bayon passa per il
Victory Gate dell’Angkor Thom, giÃ* percorso il primo giorno. L’ideale
sarebbe invece in questo caso entrare dall’East Gate che conduce
direttamente all’ingresso principale del Bayon, con un percorso però
un pò tortuoso (e probabilmente inaccessibile).

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di raggiungere il Bayon
quale prima tappa della giornata (arrivando da Siem Reap attraverso il
famoso South Gate) quindi da qui procedere per il Ta Phrom uscendo dal
Victory Gate e concludere con il Preah Khan facendo il giro esterno
che passa per le terme di Neak Pean. Questo percorso, logisticamente
ideale dal punto di vista degli spostamenti, ha però lo svantaggio di
mettere le visite al Ta Phrom ed al Preah Khan in diretta successione.
I due luoghi sono per certi versi simili tra loro, dello stesso stile,
religione e concezione. Intermezzarli con il Bayon quindi può essere
preferibile al fine di alternare gli stili.

Secondo per fama solo all’Angkor Wat, il Bayon è certamente iltempio
più misterioso ed incomprensibile di Angkor.
Se all’inizio del XX secolo i primi studiosi dell’EFEO credevano di
averne determinato con esattezza la datazione e l’interpretazione
religiosa, con il passare degli anni e l’avvicendarsi di nuove
scoperte le opinioni sul Bayon si sono sempre più differenziate tra
loro ed oggi su questo tempio si può davvero dire tutto e il contrario
di tutto!
Cent’anni fa, i celebri volti sui quattro (a volte solo su due o su
tre) lati delle torri erano univocamente e senza dubbio individuabili
come la rappresenazione di Bhrama. Le teorie più accreditate alla fine
del secolo erano invece in favore di Lokesvara, il Bodisattva della
compassione nella conceazione del Buddismo Theravada.
Oggi non esiste più un’opinione dominante e preferita dalla
maggioranza degli storici, che si suddividono piuttosto equamente tra
Brahma, Lokesvara, Budda, Jayavarman VII stesso, o addirittura forme
divine di un particolare Buddismo tantrico.
L’esempio fatto per le facce può essere trasportato su ogni elemento
architettonico e stilistico del Bayon, sui quali i dissensi si
moltiplicano a dismisura.
Per alcuni il Bayon è un tempio di Jayavarman VII. Per altri
Jayavarman VII è stato l’iniziatore del grande progetto, portato poi a
termime dal suo successore Indravarman II. All’inizio del secolo il
Bayon era invece stato scambiato per il Phanom Bakeng e veniva
considerato uno dei primissimi templi di Angkor, dedicato al culto di
Shiva!!

Quello che è certo è che il tempio è stato eretto in più fasi e si
notano piuttosto nitidamente le incongruenze architettoniche tra
queste. Su una pianta inizialmente cruciforme del secondo livello
furono aggiunte gallerie esterrne sul primo livello che hanno
trasformato questa pianta in quadrata.
Molte gallerie che univano le due file di mura perimetrali più esterne
furono aggiunte in un secondo tempo poi succesivamente demolite nella
terza fase. Mistero ancora più profondo sulla torre centrale,
apparentemente trasformata nell’ultima fase di costruzione in pianta
ottagonale partendo da una pianta cruciforme. La configurazione stessa
della torre centrale contribuisce ad aumentare la confusione e
l’incertezza in quanto, in contrapposizione con lo stile Bayon,
propone un “Mandala” ed un “Antarala” (anticamera e corridoio di
collegamento) tipico dello stile Angkor Wat..

Non va certamente meglio con gli importantissimi ed interessantissimi
bassorilievi, dove nuovamente gli storici si sono scontrati
nell’interpretazione delle vicende narrate.
In particolare c’è molta incertezza sul luogo, data e riferimento
storico della celebre battaglia navale generalmente considerata come
la guerra di riconquista di Angkor da parte dell’esercito Khmer dopo
l’invasione del regno di Champa alla fine del XII secolo, riconquista
che portò Jayavarman VII al potere.

Jaques, Roveda, Cunin, Vichery ed altri storici considerati tra i
massimi esperti dei giorni nostri, qualche anno fa tentarono un
interessante esperimento cercando di realizzare un’opera “ultima” che
costituisse un punto di riferimento per la riconsiderazione e
ricollocazione storica del Bayon alla luce delle più recenti
scoperte. Il risultato invece, (un interessantisismo testo dal titolo
“Bayon, new perspectives” pubblicato in versione originale in
Thailandia da River Books) altro non è che un accostamento di
valutazioni e punti di vista molto dissimili e spesso in antitesi tra
loro che in un certo senso danno una misura dell’incertezza e della
confusione che regna al momento presente sull’argomento.
Le ipotesi di Claude Jaques al riguardo sono tra le più azzardate:
secondo lo storico francese, l’ultima delle fasi costruttive del Bayon
avvenne in epoca molto più tarda rispetto alle teorie più correnti
(termine del XIII secolo) da parte di Jayavarman VIII, il Re che
riportò brevemente i Khmer sulla strada dell’induismo (probabilmente
il Re iconoclasta che distrusse le immagini di Buddha di Jayavarman
VII). I celebrei volti sarebbero stati realizzati durante quest’ultima
fase e sarebbe quindi attendibile ritenere che rappresentino Brahma, o
lo stesso Jayavarman VIII.

Nota: Claude Jaques è anche l’autore di una delle guide di Angkor più
vendute in loco. Contrariamente alle sue opere più importanti però,
questo testo (dal titolo “Ancient Angkor”) è una banale accozzaglia di
teorie annacquate a semplice uso e consumo del turista poco attento.
Se avete un reale ed approfondito interesse per quello che state
ammirando, indirizzatevi su qualcosa di più concreto e sostanzioso.

Siamo quasi in dirittura di arrivo. Rifacendo il giro largo ripassando
dal Pre Rup (quello che in gergo viene definito il Grand Tour) e
procedendo da nord verso ovest, si può fare una tappa alle “terme” di
Neak Pean (interessante la teoria Ayurvedica relativa alle 4 piscine
termali) prima di concludere nel luogo probabilmente più mistico e
misterioso di Angkor: il campo di battaglia dove nel 1181 Jayavarman
VII affrontò e sterminò l’esercito invasore dei Cham. La leggenda
racconta che il campo di battaglia, interamente cosparso ed imbevuto
del sangue del nemico, era il luogo ideale dove erigere il più
magnificente dei luoghi sacri ed offrire le spoglie del nemico in
sacrificio agli Dei.
Venne eretto un monastero che custodiva al suo interno l’essenza di
430 divinitÃ*, in parte tramandate da antichi culti animisti
preesistenti all’ “indianizzazione” ed altri appartenenti al pantheon
delle divinitÃ* Vediche, ma dove il santuario centrale conteneva una
statua del Buddha!
Racchiuso da gigantesche mura contornate da un largo canale della
lunghezza di diversi chilometri, negli anni del suo più intenso
splendore Preah Khan era senza dubbio una delle costruzioni
stilisticamente più pregiate ed architettonicamente più imponentie
maestose, probabilmente ancor più dello stesso Angkor Wat!
Oggi purtroppo questo luogo magico e surreale si presenta in un
pessimo stato di conservazione. L’ iconoclastia di Jayavarman VIII e
ancor di più gli elementi naturali hanno trasformato Preah Khan in un
fantasma che aleggia in un ambiente di quiete spettrale, lontano ed
isolato dal caos e dall’andirivieni di torpedoni stracarichi di
chiassosi turisti.
E’ bene giungere al suo ingresso (rigorosamente EST!, evitate i comodi
ingressi nord e ovest!!) un’oretta prima del tramonto, quando tutti
hanno giÃ* lasciato il luogo e si rimane soli a contemplare questo
prodigio architetonico che costituisce il congedo da Angkor più
suggestivo. Si attraversa il largo canale che lo circonda transitando
su un massiccio ponte contornato di Naga sorretti da possenti Dei e
Rakchasas (demoni) che evocano la leggenda del “rimescolamento
dell’oceano di latte”.
Le gigantesche mura sono decorate con enormi Garuda alti oltre 8 metri
che seguono gli avventori con lo sguardo accompagnandoli fino alle
monumentali porte sormontate dai misteriosi “volti di Angkor”.
Valicato l’ingresso, una folta e buia jungla ci divide dal cuore
centrale del monastero dove gli architetti Khmer ci mostrano il loro
ultimo prodigio stilistico: le cinque file di mura perimetrali
concentriche sono intercatalate da aperture perfettamente allineate
tra loro creando un effetto visivo altamente suggestivo che permette
l’osservazione “telescopica” attraverso l’intero luogo sacro!
Il sole sta calando. Siamo soli, nel centro della più strabiliante ed
emozionante rovina del grande Impero dei Khmer, circondati da oltre
quattrocento divinitÃ* animiste e dagli spiriti di decine di migliaia
di doni sacrificali, sterminati da uno dei più grandi Re che l’Asia
abbia mai conosciuto attraverso la sua intera storia.
Angkor ci lascia. Per molti è un arrivederci.

____________________


La visita di Angkor che ho consigliato in questo prospetto è di 3
giorni. Ovviamente non include “tutto” quello che si può vedere di
Angkor ma è sicuramente una visita sufficientemente approfondita e che
va giÃ* un tantinello oltre le visite strettamente più classiche e
ricorrenti.
Se avete altri giorni a disposizione, una mezza giornata la si può
sicuramente spendere a Rolous (il sito della antica Hariharalaja) ma
con una avvertenza importante: questa cittÃ* risale ad un’epoca
immediatamente precedente alla nascita di Angkor. Alcuni dei templi
che qui si trovano sono infatti in uno stile (apparentemente) meno
raffinato e ancora contrassegnato dall’utilizzo dei mattoni con
decorazioni a stucco (delle quali ovviamente non rimane quasi più
nulla). Dei tre templi normalmente visitati a Rolous però, solo 2
appartengono ancora a questo stile: Preah Ko, che meritÃ* sicuramente
una tappa approfondita ed introspettiva, e Lolei che invece purtroppo
si presenta in uno stato molto dimesso e che non gli rende giustizia
(si trovava “quasi” al centro del proprio Baray, il quale ha però una
forma irregolare in quanto chiuso a nord ad un’altezza anomala e ancor
oggi percepipile osservando le distanze degli antichi argini dal
tempio).
Il terzo e generalmente il più apprezzato è il Bakong, maestosamente
collocato al centro di una esotica area paesaggisticamente suggestiva
e contrassegnato da una possente torre che si staglia verso l’alto.
Il Bakong però è anche il tempio meno “capito” diAngkor in quanto,
per come si presenta oggi, altro non è che una mera accozzaglia di
stili causata da numerose e frequenti ristrutturazioni ed ampliamenti.
Iniziato probabilmente nel VII secolo, ha subito la sua trasformazione
più importante durante il periodo Angkor Wat. I due lunghi e stretti
edifici che occupano quasi interamente la parte frontale della
piattaforma dinnanzi alla piramide e soprattutto l’intera torre che
sovrasta la piramide stessa sono infatti assolutamente distintivi di
questo stile. Può essere interessante anche notare la strana
proporzione che esiste tra l’altezza complessiva della piramide (soli
14 metri) e l’altezza della torre che la sormonta (15 metri, quindida
sola più alta della piramide stessa!). Questo bizzarro accostamento
crea diversi effetti visivi a seconda della distanza e angolazione del
punto di osservazione. Provate ad allontanarvi e riavvicinarvi e
noterete che il vostro grado di apprezzamento dell’intera costruzione
varierÃ* di conseguenza!
Essendo pressochè impossibile dare una esatta collocazione temporale a
questo tempio, è per me difficile anche inserire la visita a Rolous
all’interno del mio “itinerario temporale”. Preah Ko andrebbe
senz’altro visitato prima di Angkor ma la stessa cosa credo non
andrebbe bene per il Bakong. Ad ognuno la propria scelta 


_____________________


Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.

Sopra ho giÃ* avuto modo di parlare di Ancient Angkor di Claude Jaques.

Sicuramente migliore è “Angkor, splendors of the Khmer civilization”,
di Marilia Albanese. Questo testo è molto curato e dettagliato per
quanto riguarda la lunga parte introduttiva sulla religione, cultura,
usi e costumi dei Khmer. Purtroppo non è altrettanto curata la sezione
relativa ad ogni singolo tempio.

Abbastanza valido ed introspettivo è anche “Angkor and the Khmer
civilization” di Michael Coe

Una vera delusione dal quale stare alla larga è invece “Angkor” di
Dawn Rooney (forse il più venduto!!)

Per chi vuole documentarsi in modo più approfondito, oltre ai testi
che ho giÃ* avuto modo di citare purtroppo non ci sono molte soluzioni.
Un testo estremamente ricco di dettagli storici, architettonici e
sulle genealogie dei Re e degli alti prelati che impartivano le
direttive religiose è “The Ancient Khmer Empire” di Lawrence Palmer
Briggs. Questo testo però è stato scritto all’inizio degli anni ’50 ed
ovviamente non è aggiornato con le (tante) scoperte degli ultimi anni.
Molte informazioni in esso contenute sono quindi errate.

Allo stesso modo non sono più attendibili i testi dei due più grandi
studiosi di Angkor: George Coedes, il traduttore della maggioranza
delle iscrizioni su pietra e che alla fine degli anni ’60 pubblicò
“The Indianized States of South East Asia”, testo che ha costituito un
punto di riferimento assoluto per la generazione seguente di storici
ma le cui teorice oggi sono state pressochè ribaltate; e Bernard
Philippe Groslier, direttore dell’EFEO negli anni ’80 al quale si deve
la ricerca più introspettiva a riguardo della teoria della “cittÃ*
idraulica”, anch’essa oggi oramai obsoleta e non più accettata.
Groslier ha effettuato numerosi studi anche sul periodo storico
posteriore all’epoca di Angkor e relativa agli sviluppi susseguenti
dei secoli XV e XVI. Le sue ricerche, contenute nell’interessante
testo “Angkor & Cambodia in the 16th century”, oggi sono fortemente
messe in discussione da Jaques.

_________________


Sono davvero in dirittura d’arrivo e concludo con una raccomandazione:
i siti storici dell’odiernza Cambogia sono in questi anni oggetto di
azioni di vandalismo e furto. Statue, bassorilievi e ogni pezzo
asportabile e trasportabile vengono rubati e messi in vendita.
Uno dei principali luoghi di ricettazione e commercializzazione di
queste opere è il noto centro commerciale “River City”di Bangkok,
ricco di negozi di antiquariato che regolarmente espogono e vendono ai
privati.
Se siete per la conservazione di questo inestimabile patrimonio, al
River City e in esercizi simili non comprate nulla !!



Oggi il sito storico di Angkor è tra i più visitati dell’Asia e la
crescita del fenomeno turistico è esponenziale. Credo quindi che
questo mio piccolo contributo a IHV possa avere la sua valenza.
Ovviamente mi auguro che chiunque abbia avuto la fortuna di visitare
Angkor voglia dare il proprio apporto a questo resoconto al fine di
poterlo progressivamente impreziosire e migliorare. Ringrazio in
anticipo.

Easy!

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Vecchio 13-11-2007, 14.01.07
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Easysmile scrisse:
....[color=blue]
> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
:-DDDDDD
Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
[url]http://www.cambodialandminemuseum.org/[/url]

Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

ciao
nb

--
"Maja, bef e caga, e lasa che la vaga"

informazioni e links per viaggiare:
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Easysmile scrisse:
....[color=blue]
> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
:-DDDDDD
Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
[url]http://www.cambodialandminemuseum.org/[/url]

Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

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Easysmile scrisse:
....[color=blue]
> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
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Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
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C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
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Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

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> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
:-DDDDDD
Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
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Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
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> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
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Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
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> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
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Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
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Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
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> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

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Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
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Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
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Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
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C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
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Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

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....[color=blue]
> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
:-DDDDDD
Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
[url]http://www.cambodialandminemuseum.org/[/url]

Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

ciao
nb

--
"Maja, bef e caga, e lasa che la vaga"

informazioni e links per viaggiare:
[url]http://www.ihv.it/viaggi.htm[/url]


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  #10  
Vecchio 13-11-2007, 14.01.07
nb
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Angkor, alcuni consigli - giorno 3

Easysmile scrisse:
....[color=blue]
> Concludo con alcune piccole considerazioni sui testi più comunemente
> usati durante le visite ad Angkor e che si trovano in vendita in tutte
> le bancarelle di Siem Reap e del sito storico.[/color]

*******, scrivi poco qui, ma quando scrivi sei meglio della LP...
:-DDDDDD
Non hai citato un libro, l'unico che ho... "Sacred Angkor", di un
autore italiano.
Io consiglierei anche, quando si visitano quei posti, di non
dimenticarsi cosa è successo in Cambogia... e quanti morti ci sono
ancora ogni anno per le mine antiuomo.
Un libro che ho letto ultimamente riporta un'esperienza:
"Non calpestate le farfalle", un intervista ad Aki Ra fatta da una
giornalista, Anais Ginori.
[url]http://www.sperling.it/scheda/978882004170[/url]

C'è anche un sito sul museo di Aki Ra, finanziato da una ONG canadese:
[url]http://www.cambodialandminemuseum.org/[/url]

Dato che e' nelle vicinanze dei templi, un giretto lo consiglieresti ?

ciao
nb

--
"Maja, bef e caga, e lasa che la vaga"

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[url]http://www.ihv.it/viaggi.htm[/url]


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