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Vecchio 18-02-2011, 15.25.57
Bnx
 
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Predefinito [RECE] Il mondo in un mercato

Si scrive spesso molto di posti e poco di persone, eppure la gente è
l'anima del viaggio, e personalmente amo moltissimo girare tra la gente,
in particolar modo tra i mercati. La riprogongo di venerdì pomeriggio,
augurando a tutti un sereno week-end.

-----------------------------

Lavoro, dignità, vita.

Tre semplici parole, tra le tante possibili, con cui mi piace definire un
mercato, luogo topico di ogni mio singolo viaggio.
Sì, perché ovunque mi trovi in giro per il mondo, il mercato è tra i primi
posti che ambisco visitare.
Caleidoscopico intreccio di persone, storie, mercanzia, cibo, suoni ed
odori, dove osservare l'avvicendarsi della gente locale nella propria
quotidianità.
Quantunque si trovi a diverse latitudini e presenti differenti ovvie
peculiarità, un mercato, malgrado le molteplici ed evidenti diversità
socioculturali che lo contraddistinguono, accomunerà sempre le varie genti
del mondo, rappresentando meglio di molti altri fattori la pullulante vita
delle persone, e costituendo in qualche modo il miglior rappresentante del
loro passato, presente e futuro.
Un mercato è la gente, e la gente è una nazione.
Gente immersa nel proprio lavoro, nella sua dignità, nella propria vita.


Potter's Cay si tiene ogni giorno a Nassau, sotto il ponte che collega la
città con Paradise Island, mecca dei divertimenti turistici in stile
pacchiano, che trovano la propria apoteosi nel mastodontico Atlantis
Resort.
Ma Potter's Cay è un luogo autentico, vivace e colorato, un vibrante
magnifico mercato bahamiano snobbato dalla stragrande maggioranza dei
turisti, dove poter acquistare pesce freschissimo appena portato dai
pescatori locali e gustare un economico pranzo presso uno dei tanti
variopinti baracchini in legno, presso i quali il conch, protagonista
indiscusso, viene cucinato in mille modi. Già, perché lo strombo è
sinonimo
di Bahamas, e viene servito in una miriade di piatti differenti. Proviamo
il "conch chowder", praticamente il piatto nazionale consistente in
un'aspra zuppa composta da molteplici ingredienti tra cui ovviamente
risalta per l'appunto lo strombo, ed al cui aspetto poco invitante, segue
un sapore comunque delicato, sebbene piuttosto piccante.


Non so ora, e mi auguro davvero che non sia più possibile, ma nel 1993 al
Chatuchak Weekend Market di Bangkok, per poche centinaia di baht avremmo
potuto tranquillamente acquistare delle scimmie ed altri animali esotici.
Il Chatuchak, con diverse migliaia di bancarelle in cui si vende davvero
di
tutto e di più, rappresenta il non plus ultra del mercato, oltre che un
luogo pressoché imperdibile delle capitale tailandese in cui poter
smarrire
i propri sensi, anche per un giorno intero.


A proposito di mastodontici mercati, la labirintica Medina di Tunisi
riporta d'incanto alla nostra mente fiabesche storie come "Le mille e una
notte". In un susseguirsi di tortuosi vicoli, ci lasciamo smarrire
affascinati dalla scia della folla in un continuo ed interminabile
alternarsi di negozi e mercati, suoni, profumi, musica. Nei vari souk si
avvicendano in ordine sparso molteplici generi alimentari, hennè, essenze
naturali, oli aromatici, spezie, gioiellerie, negozi di tappeti, barbieri,
negozi vari di abbigliamento, intramezzati di tanto in tanto da piccoli
bar, ideali per effettuare una sosta in cui sorseggiare magari un
corroborante tè alla menta o gustare una squisita limonata mischiata con
il latte di mandorla, forse proprio mentre la voce del muezzin echeggia
dalla sontuosa Grande Moschea Zitouna.


Il muezzin lo ascoltiamo anche nel momento in cui visitiamo il mercato
centrale di Kota Bharu in Malaysia. Entrando in questo edificio ottagonale
di quattro piani, troviamo subito al piano terreno i famosi banchetti di
frutta e verdura immortalati in decine di fotografie presenti sugli
opuscoli turistici di mezzo mondo, ed ammirabili comunque decisamente
meglio salendo al piano superiore, dal quale si può osservare con calma lo
spettacolo offerto dalle abili venditrici vestite con lunghi colorati
sarong di batik e dal capo avvolto dai foulard, magicamente illuminate
dalla luce soffusa che scende dal tetto trasparente. Le loro mercanzie
sono esposte con un ordine quasi irreale. Durian, grossi mucchi di
peperoncini rossi, pesce essiccato, pollame, banane, germogli di fiore di
loto, ginger fresco, pesce essiccato. Tutto rigorosamente collocato quasi
geometricamente, talmente bello da vedere, che acquistando quei prodotti,
si ha come l'impressione di commettere un grave peccato.


Il mercato Tepido, vicino ai tre edifici che compongono La Lagunilla, si è
guadagnato la fama di essere un luogo non propriamente sicuro, ed il suo
poco lusinghiero appellativo di "mercato dei ladri" non invoglia
certamente
a visitarlo. Tuttavia è un posto estremamente interessante, dove troviamo
davvero di tutto, con una forte prevalenza di libri antichi ed oggetti di
antiquariato, molti dei quali, ovviamente, si dice siano stati rubati. Ma
la tradizione dei mercati è radicata a Città del Messico ancor prima
dell'arrivo degli spagnoli, quando la piazza di Tlatelolco pullulava di
centinaia di mercanti provenienti dalle regioni più remote dell'impero
azteco. Oggi, i mercati che si tengono in giorni prestabiliti sono qualche
decina, ma gli stessi sorgono più o meno spontaneamente in molti punti
della megalopoli centroamericana, come abbiamo modo di riscontrare presso
i terminal degli autobus, dove, prima ancora del sorgere del sole,
numerose bancarelle improvvisate vendono mercanzia varia ma, soprattutto,
cibo cucinato per gli appetiti robusti dei tanti pendolari di passaggio.


Nel caldo umido tropicale del Mercato Municipale di Merida, ritroviamo
invece quel Messico stereotipato delle pubblicità, fatto di donne Maya
vestite con i loro caratteristici e candidi huipiles, di quella miriade di
frutti tropicali, molti dei quali a noi praticamente sconosciuti, dei
tanti
tessuti intrecciati, di tacchini, della marimba in sottosuono, e dei tanti
banchetti che vendono tacos ed enchiladas.


Gli stessi volti Maya, li ritroviamo nel mercato di Chichicastenango,
paesino degli altipiani guatemaltechi dove arriviamo di sabato, proprio al
fine di poter iniziare la sua visita nelle primissime ore della domenica,
giornata in cui raggiunge il suo apice. Si tratta di un luogo turistico,
ma
straordinario per la gente che lo popola, ed il rilevante intreccio
cromatico che abbaglia la vista, la quale tende a perdersi tra i
molteplici
tessuti in vendita, colorati con gli sgargianti e tipici colori locali, ma
anche tra gli innumerevoli oggetti di artigianato e gli onnipresenti
banchetti che servono cibo. A breve distanza, la scalinata della chiesa di
Santo Tomàs, luogo di culto dedito a particolari forme di sincretismo
religioso, è affollata da decine di donne vestite con colorati huipiles e
da uomini dall'aspetto ubriaco che indossano cappelli in stile cow-boy,
mentre l'aria è pervasa dal forte odore d'incenso, che va a mescolarsi con
l'olezzo di bruciato proveniente dalle vicinanze.


Alpha Blondy è ivoriano, tuttavia le note reggae di "Brigadier Sabadi" si
diffondono a tutto volume dall'altra parte del continente, nel mercato di
Darajani a Stone Town, capitale di Zanzibar. Qui, nella versione di mosche
bianche in mezzo ad una miriade di carnagioni color ebano, troviamo un
autentico spaccato d'Africa nel quale si vende di tutto, e dove i pungenti
odori dei nutriti reparti della carne e del pesce vengono avvertiti dal
nostro olfatto con largo anticipo rispetto alla nostra vista. Ci colpisce
particolarmente l'ordine della sezione ortofrutticola, dove i frutti dalla
forma rotonda vengono sistemati tutti assieme in pile da cinque pezzi
chiamate fumba, mentre tutti gli altri vengono sistemati in bellavista,
esponendoli avvolti in foglie di palma.


Ritroviamo l'Africa ai Carabi, e precisamente nel pittoresco e rumoroso
Musgrave Market di Port Antonio in Jamaica, in questo caso tappa obbligata
a seguito dello smarrimento del nostro bagaglio da parte della British
Airways. Qui, infatti, destreggiandoci tra decine di banchi, acquistiamo
qualche capo d'abbigliamento, che risulterà più che utilissimo,
considerato
che la compagnia aerea ci recapiterà il nostro zaino proprio a fine
vacanza, dall'altra parte dell'isola. Il Musgrave Market è un'autentica
esplosione di suoni e colori, dove a stento riusciamo a comprendere quanto
udiamo dalla simpatica e nerissima gente che lo popola, in quanto la
maggior parte delle urla dei venditori e dei rumorosi ed animati colloqui
avvengono in patois, dialetto costituito da un miscuglio di termini
inglesi e spagnoli, ma soprattutto africani. L'incredibile varietà di
frutta venduta è tale che si potrebbe rimanere per ore curiosando ad
ammirarne le diverse forme e le svariate differenze cromatiche, mentre non
mancano diversi stand che vendono untissimi jerk di maiale, che
sprigionano nell'aria intensi e grassi profumi, talvolta non propriamente
piacevoli. Sono diversi, inoltre, i venditori di sacchetti contenenti
l'irish moss, un'alga che viene bollita e successivamente filtrata al fine
di ricavarne una pozione da mescolare a bevande comuni, ed il cui scopo è
quello di garantire la potenza sessuale, al pari del rinomato vino di
radici venduto in vecchie bottiglie di rum da alcuni erboristi rastafari,
che sfoggiano con orgoglio le proprie dreadlocks lunghe fino ai piedi.


Mindil Beach Sunset Market è una tappa obbligata per gli abitanti di
Darwin, che vi si riversano in massa il giovedì e la domenica pomeriggio
durante la stagione secca. Si intuisce quanto sia popolare, già quando si
prova a parcheggiare l'auto, riscontrando molte difficoltà in un posto
dove il traffico è sostanzialmente inesistente. Qui gli australiani
portano da casa i propri tavolini e sdraie pieghevoli, accomodandosi in
spiaggia in attesa che la sfera rosso fuoco del sole si addormenti nel
mare, mentre ingannano l'attesa consumano contestualmente qualche buon
piatto acquistato in una delle sessanta bancarelle di cibo presenti, che
svariano dalle innumerevoli pietanze asiatiche che spargono nell'aria
densi profumi d'oriente, alla pizza, dalle ostriche alle esotiche carni
locali grigliate, come coccodrillo, emu o canguro. Oltre alle bancarelle
gastronomiche, nel viale ubicato sotto le palme ce ne sono altre duecento
circa, che vendono oggetti d'artigianato, bigiotteria, libri, cappelli, e
molto altro ancora.
Nonostante la ressa, è davvero ammirevole la tranquillità di queste
persone. Qui ognuno ha il suo bel piatto di noodles fumanti, una birra
ghiacciata, un tramonto tropicale da ammirare con palese soddisfazione, e
si ritrova visibilmente in pace con il mondo intero.


Accedendo nel Marché Municipal di Papeete da Rue Colette, si viene
catapultati come d'incanto in un quadro di Gauguin, trovandosi
all'improvviso nel mezzo di decine di venditrici agghindate da corone e
collane di fiori. Il mercato municipale, localmente chiamato Mapuru a
Paraita, si snoda attraverso ottomila metri quadrati ed oltre 400
banchetti, permettendo al visitatore di perdersi per qualche tempo in uno
spaccato di vita polinesiana, specialmente nelle prime ore delle domenica
mattina, quando è affollato all'inverosimile da venditori provenienti da
tutta Tahiti.
Numerose ed aggraziate donne vendono svariati tipi di pesce fresco, tra
cui
spiccano enormi pesci pappagallo e mastodontici Mahi Mahi, ma ci sono pure
molteplici banchi che servono carne, altri caratterizzati da autentiche
piramidi composte da frutta e verdura, mentre continuando il giro si
trovano anche cibo da asporto, soprattutto maiale fritto ed arrostito,
ottime spremute di canna da zucchero, oggetti finemente intrecciati, fiori
di Tiarè, olio di monoi, baccelli e fiori di vaniglia.


Ho rivisitato attraverso queste righe alcuni mercati visitati nel mondo,
ma
più scrivevo e più mi rendevo conto che avrei potuto proseguire ancora a
lungo.


Non saprei dire quale mercato mi è più piaciuto, tuttavia, il mercato a
cui
sono più legato è quello rionale dove di solito mi reco il sabato mattina,
il quale mi riporta alla mente fanciulleschi ricordi di un mondo che
sembra
progressivamente scomparire sotto l'enorme peso della globalizzazione e
degli smisurati centri commerciali. Amo andarci di buon mattino,
soprattutto d'inverno, ancor prima che la luce rischiari completamente il
giorno. Una passeggiata tra i banchi appena allestiti, quando l'aria
pungente viene appena intiepidita da qualche piccolo braciere acceso qua e
là, poi quattro chiacchiere con il mio amico Rosario, il cui banco del
pesce fresco meriterebbe una foto, come ho modo di dirgli ogni volta.
"Rosà, ma stò Napoli proprio non gira."
"Benedè, accattate stì ssckampi, 'ssu vivi".

Torno a casa con qualche busta e con un po' di vita negli occhi, poiché in
fondo un mercato è la vita, ed il mondo è in un mercato.

Bnx



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Vecchio 27-02-2011, 18.48.40
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"Stella2" ha scritto:
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>B E L L I S S I M A!
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> Grazie Ben, quanto è valsa la pena leggerla!
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Vecchio 27-02-2011, 18.48.40
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"Stella2" ha scritto:
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>B E L L I S S I M A!
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