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Vecchio 29-07-2008, 08.44.05
Pialbo
 
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Predefinito [RECE] In barca attraverso l'Amazzonia

Eccomi (di nuovo???) arrivato a raccontare un altro pezzetto del mio
viaggio.
Nelle precedenti puntate, lascio il Venezuela dopo ormai quattro mesi,
ed inzio la discesa verso il Rio de la Plata. Ma prima di arrivare li',
con alle spalle l'Orinoco, il sudamerica mi riserva un altro grande
fiume: il Rio delle Amazzoni. Pochi giorni fa ho pubblicato il racconto
di quando siamo andati a fare una piccola escursione nella giungla
vicino a manaus. Adesso vi faccio partecipi, se vi interessa, del lungo
attraversamento della foresta amazzonica in barca, da Manaus a Belem,
con un paio di soste a Santarem e all'Isola di Marajo'.
Come sempre, le parti precedenti del racconto su:
[url]http://www.pialbo.altervista.org/viaggi/[/url]

15-Sep-07 Battello per Santarem
Dopo tre giorni nella giungla, prendiamo nuovamente la lancia e poi il
battello per ritornare a Manaus. Questa volta non e' un battello
privato, ma e' il comune battello che usano i brasiliani come trasporto
pubblico per passare da un lato all'altro del rio delle amazzoni
(quando l'acqua e' alta, non si vede l'altra sponda del fiume!).
Quindi, come potete immaginare, battello stracarico di gente che
trasporta qualsiasi cosa...
Arrivati in cittÃ*, decidiamo di partire immediatamente ed andiamo a
prenotare i biglietti per i vari battelli che risalgono o discendono il
Rio delle Amazzoni. Manaus non e' collegata al sud del paese se non
attraverso il fiume, e se uno vuole andarsene o arrivare, ha due
soluzioni: il battello o l'aereo. Ovviamente i turisti “normali”
prendono l'aereo, dato che il viaggio e' in condizioni molto disagevoli
e dura almeno sei giorni! Ma noi mochileros non ci facciamo sfuggire
l'occasione di fare l'ennesima esperienza indimenticabile e nel
contempo risparmiare parecchi soldi!
Molte cose che ho fatto in viaggio (non avendo alcun piano prestabilito
e non sapendo nemmeno in che nazioni sarei andato a finire) le ho fatte
in maniera casuale, ovvero, ho saputo dell'esistenza di tante cose
incredibili solamente a viaggio in corso, da persone del luogo o da
altri turisti... ma l'esperienza del battello era qualcosa che
realmente volevo fare da prima di partire. Più leggevo la guida, piu'
leggevo in internet, meno mi era chiara l'avventura... anche parlando
con altri viaggiatori, e' difficile spiegare... comunque, Xabier (il
basco che mi ospito' sull'Isola Margarita) aveva viaggiato su uno di
questi battelli e mi aveva detto che era anche una buona maniera di
avere vitto e alloggio gratis: infatti finché' la barca non parte, si
può' avere a bordo i tre pasti pattuiti, e farti dormire in amaca a
loro non costa nulla, se la barca e' ancorata e' come una casa in cui
chiunque può' entrare e uscire, dormire e mangiare (a volte chiedono il
biglietto per entrare alla “sala da pranzo”).
Sfrutterò questo consiglio più in la'.
I miei amici partono dopo poche ore, per risalire il fiume fino a
Tabatinga, alla tripla frontiera tra Colombia, Brasile e Perù. Io
invece voglio andare “rio abajo” e purtroppo scopro che i battelli per
Belem, alla foce del Rio delle Amazzoni, non partono tutti i giorni.
Che faccio che non faccio, un tizio che passava mi dice: -“ma prenditi
un battello per Santarem, sono solo tre giorni in battello, poi da li'
prenderai un altra barca per Belem!”. Alche' replico: -“ma che c'è' da
vedere a Santarem?” e lui “fidati”. “Vabbe'”, dico, “tanto non ho nulla
di meglio da fare” e di corsa vado a comprare un'amaca, dato che tutti
consigliano di attaccarla prima possibile per avere un posto migliore.
Quelle piccole da viaggiatore costavano 8 reais alla Linea, dove c'è'
un contrabbando incredibile, ma uno svizzero mi disse: “tranquillo, che
Manaus e' la cittÃ*' del Brasile dove si vendono più' amache, le trovi
di migliori e più economiche!” le ultime parole famose... e' vero che
ne vendono a tonnellate, ma non sono quelle di contrabbando! Pago cosi'
15 reais per la mia amaca da viaggiatore, che ha le dimensioni di un
rotolo di carta igienica. Almeno mi sono fatto regalare le corde per
attaccare l'amaca...
I battelli che si spostano per il fiume più' importante del mondo sono
fatti cosi':

[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/1398298585/[/url]

Hanno tutti tre piani. Il piano inferiore e' la seconda classe. Li' il
biglietto costa di meno, e li' vengono anche ammassate tutte le merci
che vengono trasportate. Spesso infatti la barca ferma in piccoli
porti, per scaricare riso, motociclette, scatoloni, etc.
Oltre al trambusto generato dal carico e scarico delle merci, c'è'
anche l'inconveniente del motore, che durante la notte non si
azzittisce mai e rende il sonno più' difficile.
Al piano superiore si trova la prima classe, che non differisce quasi
in nulla dalla prima classe, solo che il biglietto costa un po' di più'
e ci viaggia quindi gente meno povera. In alcuni battelli c'è' l'aria
condizionata.
Al terzo piano, ci sono i cosiddetti “camarote”, ovvero le cabine.
Adesso, ovviamente e' più' comodo avere una cabina che dormire in
amaca, c'è' più' intimitÃ*' e meno rumore, ma comunque sono piccole e
scomode e non tutte hanno l'aria condizionata, quindi a differenza di
chi ha un'amaca, si ha l'inconveniente del caldo e delle zanzare. Il
camarote costa molto di piu che un posto amaca, e non vale la pena
secondo me... costa quasi quanto il viaggio in aereo! Infatti nei
camarote c'erano solamente turisti di un altro status (soprattutto
uomini pensionati) che volevano fare l'esperienza del battello... snob!
I passeggeri delle cabine non si mischiano quasi con quelli delle
classi inferiori (avete visto Titanic?) ed hanno persino un pranzo
diverso... anche se non molto. A colazione, alle cinque del mattino, ci
veniva servito un caffè con dei panini nei quali potevamo spalmare
margarina.
Ma gia alle 4 e mezza la gente inizia a reclamare per la colazione, al
grido di “o cafe!!! o cafe!!!”
A pranzo e a cena, sempre, il pasto e' costituito da riso, spaghetti
aglio e olio, fagioli, farofa (una specie di farina di mandioca che in
Brasile mettono in qualsiasi pasto) e carne bovina (99% delle volte
stufata). Io mangiavo tutto meno la carne. Dopo i primi attacchi di
diarrea, anche altri viaggiatori hanno iniziato a fare lo stesso...
probabilmente non era carne della migliore qualitÃ* Quelli dei camarote
avevano anche diritto a una fetta di cocomero.
Ovviamente il prezzo del biglietto non e' fisso, e ci sono tantissimi
intermediari a fare la cresta... a me si attacca un piccoletto che
decide di volermi vendere il biglietto... mi porta su una barca, gli
dico che era cara... mi porta su un'altra, gli dico nuovamente che era
troppo cara, si arrabbia e se ne va.
Continuo da solo a girare per i vari moli, pieni zeppi di gente e di
venditori ambulanti di qualsiasi cosa, di pescatori e di scaricatori di
qualsiasi tipo di mercanzia, e domando ai vari capitani... ad un tratto
arriva il piccoletto di prima, e mi dice che mi ha trovato un posto per
80 reais. Vado a vedere la nave, mi sembra buono, e accetto. Chiedo a
qualcuno quanto aveva pagato in seconda classe: e chi aveva pagato
uguale, chi aveva pagato di più... anche i brasiliani si fanno fregare
a volte. Io faccio il tonto e con il mio biglietto di seconda attacco
l'amaca in prima classe... tanto con il casino che c'era, nessuno se ne
sarebbe accorto, pensavo. Infatti, nemmeno me lo chiesero il biglietto,
avrei potuto viaggiare gratis volendo.
E c'era sicuramente chi viaggiava gratis, bastava vedere quelli che non
andavano a mangiare mai.
Comunque, attacco la mia amaca in un punto dove non c'era nessuno, e mi
dicono di spostarla, che quella era la sezione delle donne: ma se non
c'era nulla per dividere le due parti! Mi sistemo al centro, lontano
dai bagni e lontano dal motore.
Questo era lo spettacolo a bordo:
[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/1398298917/[/url]

Avevo amache avunque, a destra, sinistra, sopra, sotto, dietro,
davanti, e ovunque c'erano scatoloni borse e sacche, la gente
trasportava qualsiasi cosa, animali, e un sacco, ma tantissimi
ragazzini!
Ecco una signora dedita a portare pappagalli dalla foresta alla costa:

[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/1430066312/[/url]

Alla fine mi rendo conto che la cosa migliore era spostarmi, avevo
troppe amache attorno! E troppi ragazzini! Inoltre ogni piccolo
porticciolo continuava a salire gente, e qualcuno scendeva; quando si
liberava un posto buono, lo prendevo, e speravo che nessuno attaccasse
l'amaca troppo vicino.
Alla fine tre giorni passano abbastanza in fretta... e arrivo cosi' a
Santarem.

17-Sep-07 Santarem e Alter de Chao
Arrivo a Santarem la mattina molto molto presto: non c'era nessuno in
strada e tutto era chiuso! Cammino rapido per la cittÃ*, nonostante lo
zaino pesante, in cerca di un hotel economico; ero piuttosto impaurito.
Con il giorno invece la cittÃ*' si riempie di gente e di vita! Ed il
calore si fa insopportabile! Mi sorprende una cosa: all'ora della Santa
Messa, la chiesa era cosi' gremita che la gente assisteva alla funzione
anche dal di fuori, ed il prete aveva messo degli altoparlanti in
strada perché' tutti ascoltassero. In realtÃ* non stavano propriamente
prestando attenzione: come mi e' stato spiegato, molta gente va a messa
solamente per scambiare quattro chiacchiere con la gente, e non presta
attenzione alla funzione. Gli altoparlanti sono quindi impostati sul
massimo volume, dato che devono sovrastare il brusio del
chiacchiericcio!
Prendo cosi' un pullman per Alter de Chao, un paesino minuscolo a
mezz'ora da Santarem.
Il luogo e' chiamato dai locali “il Mar dei Caraibi dell'Amazzonia”.
Infatti in quel punto del rio delle Amazzoni, la sabbia e' bianca e
l'acqua trasparente, e l'effetto e' proprio tipicamente caraibico!
Tuttavia, siamo a piu' di 800 km dal mare!
[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/1413301316/[/url]
Dormo nell'Alberge da Floresta, dove posso attaccare la mia amaca in
una capanna all'aperto ed usare la cucina. Insieme a me un gruppo di
brasiliani maconheros, che ovviamente mi invitano a fumare con loro!
Avessi conosciuto in tutto il viaggio un brasiliano che non fumasse
marijuana!
Il giorno ad Alter do Chao scorre via tranquillo, prendendo il sole e
facendo il bagno nella tranquilla acqua del fiume tra una birra e
l'altra.

21-Sep-07 barco per belem

Dopo tre giorni di riposo e di spiaggia, riprendo nuovamente un
battello diretto alla foce del fiume.
Stessa situazione della prima parte della traversata: amache ovunque!
Uno dei miei vicini di amaca e' Luca, uno svizzero-italiano. Per tre
giorni di fila mi parla della sua esperienza come Working Holyday Maker
a Sydney. Sydney qua, Sydney la', Australia qua, Australia la', mi ha
fatto il lavaggio del cervello!!! E' colpa sua se dopo più' di sei mesi
mi si e' accesa la lampadina e mi e' venuta in testa l'idea di venire
in Australia, da dove sto scrivendo queste linee!
Tutti i viaggiatori incontrati sul battello si sono rivelati persone
interessanti... tra di loro, due persone mi sono rimaste
particolarmente care.
La prima e' Enrico, che incarnava ai miei occhi la definizione di vero
backpacker. Da un paesino vicino Pordenone, aveva preso un aereo per il
Messico, e da li' era partito in direzione sud, spendendo oltre un anno
in un immenso viaggio per il continente, viaggio grande quasi quanto il
suo zaino, di oltre quaranta chili di peso! Per lui, cosi' come per me,
la cosa più importante era il viaggio. Il resto, le comoditÃ*, l'acqua
calda, il comfort, persino il cibo, passava in secondo piano. La
seconda e' Rafael, un uruguaiano che aveva intrapreso un viaggio
incredibile, partendo da Montevideo e cercando di arrivare a New York
via terra. La prima volta aveva tentato l'ingresso da clandestino in
USA camminando attraverso il deserto dell'Arizona, ma era stato
catturato e deportato nuovamente in Uruguay. Non dandosi per vinto, e'
tornato nuovamente fino al confine nord del Messico ed ha tentato di
nuovo l'attraversamento della frontiera a piedi, questa volta con
successo. Dopo un paio d'anni lavorando tra New York e Miami come
bartender, aveva deciso di tornare lentamente a casa in Uruguay, sempre
via terra e in autostop. Ed e' sul Rio delle Amazzoni che li incontro
per la prima volta. Li rincontrerò poi molte volte sul mio cammino, ed
ogni volta con immenso piacere. Adesso loro sono in Europa ed io in
Australia... ma prima o poi sicuramente li rivedrò da qualche parte.
I tre formiamo un gruppo vincente. Abbiamo gli stessi obiettivi, le
stesse curiositÃ*, gli stessi desideri, la stessa volontÃ* di divertirci
e viaggiare senza spendere quasi nulla.

[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/2713054090/[/url]

Comunque le ore sul Rio delle Amazzoni trascorrevano lente. Il
paesaggio e' sempre lo stesso, alberi ed acqua, alberi ed acqua,
qualche uccello di tanto in tanto. Quando le barche discendono il
fiume, viaggiano al centro dello stesso, dove la corrente e' più forte,
per arrivare prima. Al contrario, quando lo risalgono, viaggiano vicino
alla riva, dove la corrente e' più debole.
Quindi essendo il Rio delle Amazzoni incredibilmente largo, la riva si
trova talmente lontana che e' difficile distinguere qualcosa. Tuttavia,
la parte più' interessante del viaggio e' quando il fiume si avvicina
all'oceano.
Infatti, il delta del Rio Amazonas e' talmente immenso che il fiume si
divide in centinaia di diversi fiumi, formando quantitÃ*' incredibili di
piccole isolette, e stavolta il battello ci passa vicino e si possono
cosi' apprezzare meglio i dettagli. Questa zona della foresta e'
inoltre più densamente popolata da indigeni più o meno civilizzati, che
mandano i loro bambini su delle piccole canoe a chiedere l'elemosina
alle barche di passaggio: si vedono quindi decine e decine di minuscole
canoe piene di ragazzini che cantano o gridano cercando di attirare
l'attenzione dei passeggeri del natante.
Dal ponte del battello, la gente lancia cosi' delle buste di plastica
piene di vestiti vecchi o chissÃ*' che altro. Lo scopo e' quello di
lanciarle in prossimitÃ* della canoa, ma quando qualcuno riesce a
centrare la piccola imbarcazione, scatta l'esultanza della folla: dato
che non c'è' niente da fare, praticamente tutti i passeggeri sono li' a
guardare curiosi se il prossimo lancio sarÃ*' quello fortunato, o se il
piccolo indio dovrÃ* sbrigarsi a raccogliere la sua busta di plastica
prima che affondi! Contenti, i bambini se ne tornano alla loro piccola
capanna in riva al fiume, proseguendo la loro semplice vita nella
Foresta Amazzonica.

[url]http://www.flickr.com/photos/pialbo/2712298793/[/url]

23-Sep-07 arrivo a belem
Belem e' la capitale dello stato del Para', ed e' dopo Manaus la più'
grande e la più importante cittÃ*' dell'Amazzonia. Il battello arriva ad
un porto privato che nessuno di noi ha idea di dove sia.
Scendiamo sulla terraferma e ovviamente diciamo di no a tutte le
offerte dei vari tassisti, ritenendole troppo care. Usciamo quindi dal
porto ed iniziamo a chiedere in giro come arrivare al centro della
cittÃ*'. Tutti ci dicono che siamo pazzi, che siamo alle porte di una
favela, che e' pericoloso, etc. In effetti ci circondano case di legno
e lamiera, ma la gente sembra vestita bene, forse perché' e' domenica
ed e' giorno di messa. Ovviamente per farci coraggio ci dicono che di
domenica e' anche peggio dato che i negozi sono chiusi.
Non succede nulla di grave per fortuna e prendiamo l'autobus per il
Mercado Ver-O-Peso, la principale attrazione turistica della cittÃ*,
dove si dice che si può' comprare la maggior varietÃ*' di frutta al
mondo. Non so se hanno veramente la maggior varietÃ*' di frutta, ma
sicuramente era buonissima e molto molto economica! Con un paio di
dollari facciamo una scorpacciata di ananas, mango, acai', mele, pere e
arance etc etc, che dopo una settimana mangiando il cibo che ci
propinavano sul battello, sono stati una mano santa per il nostro
organismo!

24-Sep-07 Ilha de Marajó
Dopo due giorni passati a gironzolare per la cittÃ*, Enrico ed io ci
separiamo da Rafael e ce ne andiamo all'Ilha de Marajó. Quest'enorme
isola (grande come la Svizzera) e' separata dalla cittÃ* di Belem dal
Rio delle Amazzoni. Ci vogliono un paio di ore in barca da un lato
all'altro, per quanto e' vasto il fiume in quel punto per quanto e'
forte la corrente. Con Enrico ci imbarchiamo e cerchiamo di fare un
pisolino a bordo... ma dopo una mezz'ora ci rendiamo conto che non
tutto andava per il verso giusto. Un vento assurdo, onde che sembravano
degne di un oceano più che di un fiume, la pioggia, il battello che
ondeggia a più non posso... Enrico e' come me un gran chiacchieratore,
ma trascorriamo le due ore di traversata in religioso silenzio.
Arrivati dall'altra parte, pensiamo di andare ad accampare in una
spiaggia citata dalla guida, ma che ovviamente non sappiamo dove sia.
Chiediamo quindi informazioni a Jota, un ragazzo sull'autobus, che ci
invita a stare a casa sua piuttosto che andare a dormire in spiaggia!
La loro casa era molto umile, non avevano nemmeno i letti per loro
figuriamoci per noi! La doccia era un semplice tubo che usciva dalla
parete e praticamente non c'era mobilio in tutta la casa.

[url]http://www.flickr.com/photos/14744037@N07/1531438893/[/url]

Enrico monta la sua tendina in giardino ed iniziamo a fare amicizia con
gli abitanti. Sono tutti gente estremamente aperta e semplice, come
tutti nel nord del Brasile, ma qui ancora di più, l'Isola di Marajo' e'
cosi' appartata dal resto del paese che sembra che non ci si preoccupi
di nulla... figuriamoci che preoccupazioni possono avere 5 studenti
universitari
Andiamo a mangiare fuori, per appena un dollaro a testa, ed Enrico ed
io ci preoccupiamo di comprare un po' di birra. Loro comprano quindi
una vodka, e torniamo a casa a bere e a ballare. Enrico va a dormire
presto, dato che aveva in mente di svegliarsi alle sei per fotografare
l'alba. Io rimango a fare quattro chiacchiere e a terminare la vodka
con le due ragazze dell'appartamento e me ne vado a dormire in amaca.
Quando ci svegliamo, il giorno dopo, andiamo a fare una passeggiata ed
un bagno in spiaggia. Il vento era ancora forte ed implacabile, ma
l'acqua non era fredda. Non resisto alla tentazione e ne assaggio un
po'. Era leggermente salata pur essendo acqua di fiume. In quel punto
infatti le maree portano moltissima acqua di mare ben dentro la
terraferma.
Il vento e le correnti stanno causando una forte erosione, infatti
molti ecologisti sono preoccupati per il futuro dell'isola, e nella
cittadina dove ci trovavamo molte case si trovavano ormai sull'orlo del
precipizio...
25-Sep-07 Belem
I nostri nuovi amici vorrebbero che rimanessimo ancora, ma Enrico ha
fretta di andare via, cosi' dopo solamente un giorno e mezzo
riprendiamo il battello per tornare a Belem.
Il fiume era mosso, ma ormai ci avevamo fatto l'abitudine... purtroppo
pero' io non mi sentivo bene, forse per la vodka, o chissÃ* perché, mi
sentivo le gambe pesantissime... avrei voluto tanto riposare... ma non
volendo far perdere tempo ad Enrico, mi carico lo zaino in spalla, e ci
avviamo camminando e poi in autobus verso la stazione dei pullman,
convinti di poter prendere un autobus per Sao Luis. Purtroppo arriviamo
la' e non c'erano più' autobus fino al pomeriggio dopo... allora
riprendi lo zaino, torna al centro di Belem, cammina fino all'ostello,
e finalmente ho potuto dormire un po'!
Mi sento ancora male il giorno dopo, ma mi si era rotto lo zaino!
Allora insieme allo svizzero e all'americano, che avevamo rincontrato
nel frattempo, vado a comprare ago e filo incerato per ripararlo.
Passo il giorno cucendo e sudando, cucendo e sudando, e dormo sul
divano dell'ostello aspettando che Enrico torni per andare nuovamente
al terminal dei pullman; ero distrutto. Persino pensai di aver
contratto la malaria! Comunque sia, non sarÃ* mica una malaria a
fermarmi!
Di nuovo zaino in spalla andiamo al terminal e prendiamo finalmente
l'autobus per San Luis, lasciandoci cosi' alle spalle l'Amazzonia.
L'Amazzonia, come pochi posti al mondo (l'Himalaya, il Sahara,
l'Antartide) rappresenta ancora qualcosa di pauroso e molto
affascinante per noi piccoli esseri umani... e' qualcosa di immenso,
pieno di vita ed e' incredibile immaginare che per milioni di anni
piante ed animali ed insetti e uccelli ed anche esseri umani hanno
potuto vivere in equilibrio mantenendo in piedi un colossale mondo a
parte... non entro adesso nella retorica del disboscamento e
dell'ecologismo, ma tutti noi abbiamo potuto vedere cosa rimane nelle
zone disboscate: sabbia e terra dove non cresce nulla, buona a malapena
per pascolare le vacche. Gli alberi nella foresta crescono prendendo il
loro nutrimento da uno strato di metri e metri di altri alberi ed
animali morti ed in decomposizione, ma sotto di questo non c'è nulla,
solo sabbia e terra esausta.

--
Il calcio e' uno sport sessualmente atipico: ha palla al centro e il
fallo laterale!


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