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  #1  
Vecchio 14-12-2007, 18.08.56
_-°-_ Seshe _-°-_
 
Messaggi: n/a
Predefinito La Via della Seta

Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
della Via della Seta, che è stata per eccellenza la strada più
battuta e frequentata dai viaggiatori dei tempi antichi:

LA VIA DELLA SETA
Da Alessandro a Tamerlano
Edith e François-Bernard Huyghe
Lindau 2007

L'introduzione è molto interessante e offre spunti di riflessione
su storia, letteratura e leggende che ruotano intorno alla mitica
via. Buona lettura!

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«C'era una volta», «In quel tempo, regnava l'imperatore giallo.», «Ascolta,
o califfo.», «Signori imperatori e re, duchi e marchesi, conti, cavalieri e
borghesi, e voi tutti che volete conoscere le diverse razze degli uomini e
le diverse regioni del mondo, prendete questo libro.» Da più di due millenni
si raccontano in tutte le lingue, dal greco al sogdiano, dall'uiguro al
mandarino. Si scrivono nella pietra, su rotoli di seta e di pergamena,
generando saghe e cronache, complessi trattati di cosmogonia, manuali del
perfetto avventuriero o, ancora, quei libri che si intitolano essi stessi
«Meraviglie». Le storie delle vie della seta, indubbiamente, contengono di
che dare soddisfazione ai più esigenti. Non manca nulla: non un drago, non
una principessa, non una città d'oro, non un pirata. Scene e personaggi,
tutto è intriso di un romanzesco insuperabile, reso ancora più solido dalle
evocazioni di lusso e voluttà riferibili alla seta. Ci sono Samarcanda e
Venezia, Bukhara e Canton, Palmira e Alessandria, l'India e la Cina, i
deserti dove si perdono le carovane, i giardini degli harem. Quanto agli
eroi di questa storia, gli Alessandro e i Ming, Gengis Khan o Tamerlano,
Sindbad o Marco Polo, pochi uomini hanno ispirato quanto loro l'epopea,
nutrito la letteratura dell'esotico e del fiabesco. Una simile aura
leggendaria esprime l'importanza economica, ma anche politica, culturale e
religiosa delle vie della seta. Queste ultime non si sono limitate a
collegare le estremità dell'Eurasia: ne hanno determinato la storia. A tal
punto che si finisce per dimenticare che le vie della seta, talvolta, erano
anche pessime strade di montagna, piste incerte, itinerari disegnati dalla
configurazione del terreno o, ancora, vaghe direzioni seguite empiricamente
in funzione dei venti.

Strade infinite
-----------------

Se esistono poche espressioni al tempo stesso portatrici di sogni e ambigue
quanto «vie della seta», è anche perché il senso delle parole non ha smesso
di allargarsi, man mano che i ricercatori comprendevano meglio il ruolo di
queste strade. Quando il geografo tedesco von Richthofen parla per primo di
vie della seta alla fine del XIX secolo, egli indica la rete di strade, oasi
e città commerciali attraverso cui transitavano le carovane cariche di merci
preziose. All'inizio si tratta soltanto di itinerari che collegano
sommariamente la Cina e la Persia. A partire dal '900, questa regione sarà
l'Eldorado
degli archeologi, che ci riveleranno quali focolai di cultura e civiltà
ospitò l'Asia centrale. L'espressione assume un senso più ampio, venendo
presto a designare tutte le vie che congiungono le due estremità della rete,
e lungo le quali circolano le ricchezze dal Mediterraneo alla Cina. Viene
assimilata anche la celebre rotta marittima, detta anche via delle spezie,
attraverso il mare Arabico, l'oceano Indiano e il Mar della Cina. Vero è che
dopo la scoperta, nel I secolo, del «vento Ippalo», ossia dell'arte di
viaggiare in funzione del monsone, ha iniziato a prendere vita, per il
tramite dei marinai romani, indiani, arabi, persiani, cinesi ecc., una
seconda rete che si affianca alla prima e, talvolta, si sostituisce a essa.
Attraverso questa rete, i prodotti di lusso finiscono sempre per raggiungere
i punti più estremi del vecchio mondo. Ma è anche il concetto ad allargarsi.
Non si tratta soltanto della seta, ma delle spezie, delle porcellane, delle
pietre preziose, delle pellicce, dell'oro, del tè, del vetro, degli schiavi
e delle concubine, di tutto ciò che viene scambiato tramite le medesime vie.
E con le merci, vengono esportati il potere, la guerra, i saperi e la peste.
ma anche una moltitudine di apporti culturali e religiosi. Le vie della seta
diventano il simbolo degli incontri tra i popoli dell'Eurasia. È un
argomento che riguarda ogni genere di disciplina: archeologia, economia,
storia, musicologia, storia delle religioni, mitologia comparata ecc. Il
campo di un simile studio diventa inesauribile. L'espressione «vie della
seta» viene così a riassumere gli scambi di qualunque natura tra Oriente e
Occidente. Ciò diviene una prova dell'interfecondità delle culture, il
simbolo di un dialogo del passato cui potrebbe ispirarsi il mondo moderno. È
quasi una scienza autonoma: una storia dei contatti, dei movimenti e delle
suggestioni di cui la storia del commercio è ormai solo la base materiale,
il pretesto. I limiti di questa ricerca interdisciplinare sono estremamente
ampi. Dove fissare le frontiere?

Labirinti della seta
-----------------------

Innanzi tutto, la frontiera temporale. Alessandro Magno appare come un
precursore delle vie della seta, il primo grande conquistatore e
civilizzatore a unire l'Est e l'Ovest. Ma forse è necessario risalire a un
tempo ben più remoto per comprendere il funzionamento di queste vie. Prima
della seta, vi furono il lapislazzuli, il rame, l'incenso. Già allora reti
commerciali ricamavano il continente. I rapporti tra Oman e Mohenjo-Daro in
Pakistan, tra civiltà del III millennio a.C., ne sono forse un primo vagito.
E anche se, per la storia tradizionale, la Cina si apre al mondo esterno
soltanto nel II secolo a.C., proprio a causa della seta, l'Impero di Mezzo
non è mai stato totalmente un altro pianeta: la tradizione cinese racconta
la visita dell'imperatore Mu alla regina di Saba nel X secolo a.C. Una
leggenda, questa, che ci viene raccontata nel più antico romanzo cinese: la
Cronaca del Figlio del Cielo Mu. È la prova che, molto presto, le vie della
seta hanno svolto un'altra delle loro funzioni: far incontrare i miti del
mondo intero e creare le più sorprendenti tra le mescolanze. L'estensione
geografica dell'ambito da esplorare è evidente: le connessioni della rotta
marittima e delle vie terrestri sono incessanti. Prova ne siano i legami dei
porti egizi con la rete dei caravanserragli, o quelli degli antichi reami di
Corea con le civiltà delle steppe, per limitarsi a due esempi. A ciò si
aggiunga che bisognerebbe senz'altro prolungare la rotta marittima lungo la
costa orientale dell'Africa, dove giungevano marinai arabi e cinesi, e più
lontano ancora, poiché i prodotti cinesi arrivano molto presto in Zimbabwe.
A est, la rete si prolungherà fino alle Americhe tramite la «rotta dei
galeoni» che, passando per le Filippine, collegherà la Cina ad Acapulco. Per
spingere fino in fondo il paradosso, si potrebbe dire che la scoperta
dell'America
non è che una conseguenza delle vie della seta. Lo scopo di Colombo è
scoprire Cipango, il Giappone favoloso di Marco Polo. Per usare parole
celebri: «Da vivo, Marco Polo ha scoperto la Cina, da morto l'America». In
breve, a voler essere esaustivi, solo l'Australia e i poli sfuggirebbero
alle vie della Seta! Per ricostruire tutta la storia, bisognerebbe anche
interpellare i testimoni, che sono molti. Per terra e per mare, mercanti e
monaci, ambasciatori e avventurieri, soldati ed esploratori hanno percorso
la Strada. È tra loro che si reclutano i nostri cronisti rari e imperfetti.
Per secoli, migliaia di uomini hanno percorso una frazione di questa rete, e
si sono passati di mano le ricchezze che transitavano da un capo all'altro
del continente. A ogni passaggio di testimone si perdeva un poco di verità,
si deformava un poco d'informazione. Per quanto il traffico delle merci non
si sia mai realmente interrotto, anche nei secoli oscuri, per quanto i
contatti culturali siano stati infinitamente più costanti di quanto non si
immagini, le vie della seta hanno svolto il loro ruolo di grande medium in
modo segreto. Non si sapeva mai chi fosse il primo produttore o l'ultimo
acquirente. Ogni ricchezza doveva conservare il suo mistero.

Cine improbabili, Europa inaccessibile
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L'esempio più sorprendente è quello dei rapporti tra Europa e Cina le quali,
a causa della seta, hanno intrattenuto relazioni commerciali sin dal I
secolo a.C., ma sono rimaste per molte centinaia d'anni senza contatti
diretti, ignorandosi e sognandosi reciprocamente. Non sono molti gli uomini
che hanno attraversato l'enorme continente euroasiatico da un capo
all'altro.
È solo nel 97 d.C. che l'ambasceria del cinese Gan Ying parte alla volta del
paese Ta-ts'in, ossia Roma, ma non arriverà mai. Verso la fine del I secolo
un mercante, si dice macedone, tenta di fare un rilievo sistematico della
via che va dal Mediterraneo al paese dei seri, la Cina: non ne restano
tracce. Nel 166 giunge in Cina l'ambasceria cosiddetta di Antonino, che si
vuole inviata dall'imperatore: in realtà si tratta di un mercante
avventuroso, non di una spedizione ufficiale. A parte vaghe allusioni a
viaggiatori venuti da in capo al mondo, è praticamente tutto per tredici
secoli. Nonostante la prodigiosa opera di mediazione della civiltà
dell'Islam,
nonostante l'onnipresenza, a partire dal VII secolo, di mercanti musulmani,
bisogna attendere il XIII secolo, i tempi delle ultime grandi crociate e
della conquista mongola, perché degli europei tornino a imboccare la via
dell'Estremo Oriente. L'ordine instaurato da Gengis Khan e dai suoi
successori, la pax mongolica, è un nuovo, immenso appuntamento mancato. Nel
Medioevo, i primi esploratori si lanciano nell'avventura, il più delle volte
via terra ma anche per mare; così un Giovanni da Pian del Carpine e un
Guglielmo di Rubruc, rispettivamente inviati dal papa e da san Luigi,
raccontano le loro missioni diplomatiche presso i mongoli. Se è vero che
Marco Polo si è arrogato il quasi monopolio dei sogni esotici degli europei,
è altrettanto vero che egli ha avuto molti predecessori e concorrenti. Il
suo viaggio non è nulla a paragone di quello del suo manoscritto, che
sconvolgerà l'Occidente; in questo caso l'avventura umana è superata
dall'avventura
letteraria. Esistono molti altri esploratori, e tuttavia l'Oriente resta
sconosciuto e le leggende si moltiplicano. Nel secolo XV, gli imperatori
Ming succedono alla dinastia mongola e chiudono completamente la Cina.
Bisognerà attendere i gesuiti del XVI secolo perché, finalmente, abbia luogo
un incontro che arriva con diciassette secoli di ritardo, ovvero affinché
l'Europa
cominci ad avere una reale conoscenza della Cina; eppure la sognava fin da
quando i patrizi romani si abbigliavano di veli trasparenti. Così, verso il
1600, gli europei acquisiscono finalmente una nozione geografica accettabile
della Cina. Sanno con certezza che Cina del Nord e Cina del Sud sono un
medesimo continente. Ciò significa che la conoscenza autentica della Cina è
successiva a quella dell'America. I due mondi si ignorano e tuttavia,
durante tutto questo tempo, il commercio da un capo all'altro del continente
non si è mai interrotto. Dalla relazione puramente utilitaria, come il
commercio e la scelta di valori e pagamenti comuni, fino alla circolazione
di idee e credenze, il «dialogo» che si è stabilito sulle vie della seta ha
assunto le forme più diverse. Certo si può constatarlo, meravigliarsi per
l'antichità
degli scambi materiali e spirituali tra i popoli più lontani. Ma il
romanzesco, il leggendario, tutte quelle storie meravigliose sulle isole
beate, la montagna magnetica, gli uomini con un solo piede o i ciclopi, le
favolose ricchezze e le muraglie di pietre preziose non sono un prodotto
secondario delle vie della seta. Non si tratta di un divertente esempio
delle aberrazioni dello spirito umano, bisogna vedervi di più che le
vergognose tracce di una mentalità prescientifica. Impossibile separare il
materiale e il leggendario: i miti sono creatori, muovono i conquistatori e
gli esploratori. La storia dei sogni spiega la storia reale.

Immaginario delle vie
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Esistono le vie immaginarie, quelle dei miti e dei racconti favolosi che
avventurieri e pellegrini hanno diffuso a migliaia di kilometri, è questo il
paradosso: la verità non viaggia nei fagotti dei mercanti, la storia delle
vie è anche quella di una prodigiosa ignoranza, o piuttosto di un
immaginario molto ricco. Tutto è possibile. Alcune leggende sconvolgono
l'Europa
medievale: il Prete Gianni verrà dai confini del mondo a schiacciare i
saraceni; Gog e Magog, i giganti del libro di Ezechiele, vivono oltre la
Grande Muraglia. Per secoli, gli ambasciatori cercano i cavalli celesti nati
dalla giumenta e dal dragone, le piante della seta, un uomo volante di nome
Buddha o il paradiso che figura sulle carte. Città utopiche, uomini dalla
testa di cane, tesori, tutto è credibile. Si rinforzano chiacchiere da
caravanserraglio o miti sublimi, creazioni letterarie superiori o menzogne
di imbroglioni, utopie o grandi paure: tutti i sogni vivono sulla via. Sin
dall'antichità, questo immaginario ha addirittura prodotto un suo genere
letterario peculiare, quello dei Libri meravigliosi, i mirabilia. Li
troviamo in Grecia come a Roma, in Cina come nell'Europa medievale, e la
letteratura islamica non fa eccezione. I contatti con i popoli lontani e con
fenomeni e cose strane, i racconti dei viaggiatori tornati da contrade
inaccessibili: tutto ciò genera una fioritura di leggende. Ma l'immaginario
è più del leggendario. Ciò che trasportano le vie che abbiamo chiamato
immaginarie, doppio mentale delle vie reali, può definirsi credenza, con i
suoi supporti: manoscritti, carte, opere d'arte, oggetti di lusso ecc. Che
l'oggetto
della credenza sia religioso, storico, geografico, che si tratti di Buddha,
di Alessandro o del paese dei seri, ogni credenza ha un percorso e una
storia: la vediamo nascere in un punto e riapparire in un altro, a migliaia
di kilometri di distanza e dopo altrettanti secoli. Ci sono miti che
chiaramente viaggiano sui sentieri commerciali, trasmettendosi da una
cultura all'altra. Tali culture, lontane nel tempo o nello spazio, adottano,
deformandoli, gli stessi dèi, le stesse rappresentazioni del mondo o gli
stessi miti. La spiegazione di questi fenomeni ha a che vedere con la
psicologia dei popoli e con la storia delle civiltà. Ma il come, il
meccanismo di questa trasmissione di immagini mentali è altrettanto
affascinante. Un po' come l'archeologo cerca l'alfabeto della storia nel
vasellame, e da un coccio deduce il percorso di un oggetto e il contatto tra
due culture, così possiamo individuare dei temi leggendari e comprendere
come siano giunti in quel luogo e cosa siano diventati nello spirito di un
altro popolo. Il meccanismo è tanto più complesso in quanto la trasmissione
si articola in tre fasi. Dapprima vi sono i rapporti fondamentali tra due
civiltà, quelli che - per esempio - spiegano come l'Islam, riprendendo il
retaggio greco, diffonda idee e leggende elleniche in tutti i luoghi
raggiunti dai mercanti musulmani. In un secondo tempo c'è l'azione,
infinitamente più efficace di quanto non si immagini, della cultura
superiore: la circolazione intensa dello scritto, il fatto che gli
esploratori del mondo siano grandi lettori e che vi sia sempre stata una
Repubblica internazionale delle lettere. Così, un certo dettaglio apparso
nel III secolo, in un romanzo su Alessandro, è citato da Marco Polo nel
XIII, quindi rappresentato su un planisfero che ispira le imprese di
Cristoforo Colombo nel XV secolo. Infine interviene un terzo fattore quasi
meccanico, che spiega anche la propagazione delle dicerie: è l'azione del
caso, dell'attesa e dell'interpretazione. Una parola mal compresa, mal
pronunciata, mal trascritta e «Mongolo» diventa «Magog», «Ong-Khan», «Prete
Gianni». Si immagina che i tartari vengano dal Tartaro, fiume infernale, o
che i khan mongoli prendano il loro nome da Cam, figlio di Noè, e che la
Bibbia esponga il loro albero genealogico. Nel XV secolo, quando Cristoforo
Colombo sente parlare, nei Caraibi, dei canniba (da cui i nostri cannibali),
è convinto di essere vicino al Gran Khan, il «gran Cane» di Marco Polo, uno
dei suoi autori preferiti. Il dettaglio di un'antica descrizione geografica,
una torre di pietra o una grande muraglia, viene riconosciuto secoli più
tardi da un viaggiatore. Questi tre elementi, i contatti tra le civiltà, la
letteratura del lontano e il meccanismo della diceria, si combinano per
generare paesi sognati, reami favolosi: gli Imperi del miraggio.

Il potere delle cose
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Sognamo gli abitanti dell'altro capo del mondo attraverso oggetti esotici,
ed è così che alla rete delle relazioni tangibili se ne sovrappone un'altra,
che ci interessa ben di più: quella della circolazione dei simboli e dei
segni. La seta sensuale, lussuosa, ma anche immorale e pericolosa, la seta
che serve a pagare i tributi imperiali o a recare doni ai re, la seta che
alcuni accumulano perché può valere tanto oro quanto pesa, la seta che
talvolta ha una funzione suntuaria superiore a quella dei gioielli, la seta
la cui caratteristica principale è quella di provenire dai confini del
mondo, è la prova che una merce vale tanto quanto viene sognata. Anche i
rapporti politici che si mescolano alle relazioni commerciali lasciano ampio
spazio ai simboli. Nella Cina antica non si tratta la seta direttamente con
gli stranieri: si ricevono ambasciatori che riconoscono la sovranità del
Figlio del Cielo e gli offrono dei doni; in cambio, egli consente ai suoi
vassalli di ricambiare con regali di valore equivalente, in particolare
rotoli di seta. È il sistema cosiddetto dei «tributi», di cui a lungo gli
europei cercano di penetrare le sottigliezze. Gli oggetti hanno i loro
misteri, le loro segrete tecniche di fabbricazione, che ispirano avventure
degne di romanzi di spionaggio e generano sogni senza fine. Il segreto della
seta fu senza ombra di dubbio uno dei meglio conservati dell'umanità. Tra i
primi allevamenti nella Cina degli imperatori mitici del III millennio a.C.
e quelli creati in Occidente, passeranno circa quattromila anni.
Inversamente, i cinesi hanno fantasticato sui vetri colorati importati
dall'Europa
e dalla Persia. Ne scopriranno la tecnica, a loro ignota, grazie a mercanti
dell'Asia centrale, più o meno nello stesso momento in cui si lasciano
sfuggire il fatale bozzolo. Il «segreto industriale» non è un fenomeno
moderno, e ogni volta che ne viene scoperto uno è la rivoluzione: fu così
per il caolino, che è il segreto della porcellana, fu così per la carta,
nata indirettamente dalla seta. Ma lo spionaggio può rivolgersi anche a
conoscenze più astratte. All'immaginario delle cose si aggiunge quello dei
luoghi. Paesi utopici o terrificanti, isole dei Beati, Paradisi, Paesi dei
demoni. Il più prodigioso mito geografico delle vie della seta è quello del
Prete Gianni: nasce da vaghe dicerie e dal più grande falso della storia -
una lettera ai potenti, forse scritta da un canonico burlone nel 1165. La
presunta beffa sconvolgerà l'Europa, trasformandosi in ricettacolo delle sue
paure di fronte al pericolo saraceno e mongolo, in incarnazione delle
speranze della cristianità. Il Prete Gianni verrà cercato sulle vie della
seta, e molti personaggi reali, tra cui Gengis Khan, gli faranno per un
certo tempo da alter ego, prima che il mito emigri in Africa, scatenando
un'altra
ondata di esplorazione. La cosa più affascinante è il modo in cui i miti si
«contaminano»: le leggende su Gog e Magog, i tartari, la Grande Muraglia, i
viaggi di Alessandro si incrociano. e si confermano reciprocamente. Nasce
anche un'altra dialettica, tra uomini di scienza e uomini di viaggio, con i
primi che interpretano i racconti dei secondi, e questi che riconoscono ciò
che quelli vi hanno letto e credono di dovervi trovare. L'India «favolosa» e
la Cina «meravigliosa» fanno parte dell'immaginario collettivo occidentale.
Ciò che se ne dice può essere paragonato soltanto a ciò che credono i cinesi
a proposito del «Ta-ts'in», l'Impero romano. Quando la seta arriva a Roma,
tutto ciò che se ne sa è che proviene dal paese dei seri, contrada favolosa
se ve n'è una, poiché, ci racconta Luciano, vi si vive trecento anni. Le
leggende corrono, sugli uomini come sul tessuto. L'ordine, la virtù e la
salubrità della Cina appaiono in fondo come modello perfezionato
dell'Occidente:
questo è il tema che si propaga, praticamente dall'antichità fino ai Lumi,
che diffonderanno una visione utopica e idealizzata dell'Impero di Mezzo
(all'India, infinitamente meno conosciuta, era attribuito con la medesima
costanza il ruolo di paese degli animali strani, delle curiosità di natura e
dell'eccesso in generale). Per i cinesi, Roma era altrettanto strana e
sconosciuta: non si diceva che quei romani «erano analoghi agli abitanti del
Regno di Mezzo»? Per questo il paese viene chiamato «Grande Ta-ts'in»,
letteralmente Grande Cina. Quanto ai mongoli, le loro conquiste scatenano
una delle più grandi isterie collettive della storia, nutrono miti
rigorosamente contraddittori e incarnano ora una potenza demoniaca, ora una
speranza o un'utopia. E ciò nell'arco di un periodo brevissimo.

Tutti i mostri, tutte le chimere
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Il tutto si accompagna a un bestiario fantastico la cui leggenda viene
continuamente raccontata, e di cui qualunque diceria conferma l'esistenza. A
paesi fiabeschi, bestie favolose. Grifoni e chimere, mostri marini e
terrestri, ogni animale reale o immaginario genera leggende itineranti. Del
resto, è a causa di un animale che si apre davvero la via della seta, ha
cioè inizio il movimento di diastole e sistole, di espansioni e timorosi
ripieghi della Cina nel corso dei secoli. Nel II secolo a.C. l'imperatore Wu
invia una missione in Fergana: egli crede che sia lì che vivono i cavalli
celesti, nati da un drago e da una giumenta, che gli assicureranno
l'immortalità
e lo porteranno fino al soggiorno celeste. I suoi ambasciatori torneranno
con altri cavalli meravigliosi: dei corsieri che sudano sangue. Ma sono
soprattutto animali resistenti, capaci di fornire all'armata imperiale una
cavalleria in grado di rivaleggiare con quella dei barbari. Bisognerà
importare questi cavalli, dunque commerciare, dunque esportare seta, l'unità
monetaria dell'epoca. Così viene inaugurata la grande via commerciale. Ma i
cavalli celesti non fanno che aprire il corteo degli animali straordinari
che si incontrano sulla via. Il loro catalogo va al di là delle nostre
aspettative, per varietà e fantasia. Anche in questo caso, bisogna prendere
sul serio ciò che sembra folle. Dietro questa accumulazione di caratteri
incredibili e mostruosi, vi sono segrete corrispondenze. Innanzi tutto
culturali: la descrizione delle balene «scambiate per isole», realmente
incontrate da Nearco, ammiraglio di Alessandro, risorge nel IX secolo a
Baghdad nei racconti del mercante Soleiman, come in Irlanda nella leggenda
di san Brendano. Le curiosità zoologiche di cui si dilettava Plinio, il
grifone o le formiche giganti, ricompaiono nelle Mille e una notte. Un
uccello enorme, il rukhkh, ispirato al grifone dei greci, popola i racconti
arabi sin dall'VIII secolo, e figura in una leggenda germanica del XII
secolo. Come sempre, testimoni affidabili confermano: Marco Polo comincia a
credere all'esistenza di questo uccello quando ne vede una presunta piuma
alla corte del khan Kublai; Ibn Battuta, all'inizio del XIV secolo,
intravede la silhouette del mostro sul mare. La conoscenza che gli arabi
avevano della cultura antica, i contatti che ebbero luogo al tempo delle
crociate possono spiegare lo spostamento di questa figura nel corso dei
secoli, o la curiosa somiglianza tra Le mille e una notte e i Nibelunghi.
Talvolta la spiegazione è più prosaica: un'interpretazione errata della
morfologia del rinoceronte genera il liocorno, una cattiva traduzione di
«ippopotamo» (cavallo di fiume) fa nascere i cavalli di mare, una semplice
esagerazione di un fatto vero e si cade nella fantasmagoria. Senza contare
che gli autori si rifanno gli uni agli altri, quando non affabulano
scientemente come il falsario Jean de Mandeville (sir John Mandeville), il
cui Libro delle meraviglie ebbe un successo che superò quello di Marco Polo.
A meno che, al di là della potenza del libro o dei meccanismi della diceria,
non si debba cercare un simbolismo inconscio associabile alla psicanalisi.

Vie degli dèi
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Un'intera mitologia piena di sogni di imperatori e di animali portatori di
messaggi divini racconta il modo in cui viaggia la fede. Ma anche la realtà,
la rete invisibile tramite cui le religioni percorrono le vie della seta, è
favolosa. Ebrei della Cina (pensiamo alla leggenda delle dieci tribù
perdute, o alla comunità ebraica cinese riscoperta dagli europei), manichei
o nestoriani d'Oriente, buddhisti originari, cristiani dei confini del
mondo, musulmani dispersi. Gli dèi viaggiano, gli uomini li cercano.
Dall'India
o da Ceylon partono i monaci che diffonderanno il buddhismo; i pellegrini
cinesi vanno in cerca di sutra in India. La dottrina del Risveglio è legata
a un formidabile movimento di scoperta ed esplorazione; illustra l'ambiguità
dei rapporti del pellegrino, del predicatore e del mercante. E tuttavia
l'Europa
darà prova di un'incredibile cecità e, nonostante secoli di contatti,
resterà a lungo incapace di comprendere la natura della dottrina buddhista.
Discepoli diretti di Maometto giungono fino in Cina, e quando Ibn Battuta,
quasi contemporaneo di Marco Polo, visita la comunità musulmana dispersa per
il mondo, inaugura un viaggio ben più vasto e spettacolare di quello dello
spaccone veneziano. L'Islam è il grande fattore di unità sulle vie della
seta, la religione nomade per eccellenza. Anche il cristianesimo ha i suoi
miti itineranti. La tomba di san Tommaso in India ne è un esempio, e una
tradizione vuole che l'apostolo abbia portato la sua predicazione fino in
Cina. Si immagina che l'arca di Noè si sia incagliata sulla cima del monte
Mossul nella Grande Armenia. In Persia, Marco Polo crede di aver trovato una
traccia del passaggio dei Re magi: un pozzo dove arde una fiamma perpetua.
Se la diffusione del buddhismo, del cattolicesimo e dell'Islam si accompagna
in ogni luogo ad avventure epiche o a strani episodi, che dire delle eresie
e delle religioni perdute? Lo zoroastrismo, sempre vivo, ha segnato il
centro del continente euroasiatico per millenni, e risorge in forme
mascherate o presunte. Il manicheismo, religione sincretica, nasce nella
Persia sasanide del III secolo da un tentativo di sintesi tra zoroastrismo e
cristianesimo, migra fino in Cina attraverso l'Asia centrale, e assimila
nozioni dal buddhismo e dal taoismo. Al suo culmine, diventa la religione
ufficiale dei turchi uiguri alla frontiera tra la Cina e la Mongolia, prima
di essere spazzato via dalle persecuzioni. Il nestorianesimo, eresia
condannata dal concilio di Efeso nel 431, viene cancellato in Occidente, ma
conosce una sorprendente fortuna all'Est. I viaggiatori medievali che
incontrano i tartari rimangono estremamente sorpresi nel trovare una potente
Chiesa nestoriana fondata presso popoli tanto selvaggi da far sorgere il
dubbio sul loro essere umani.

Uomini di viaggio, uomini di leggenda
---------------------------------------------

Mercanti, falsari, ambasciatori, mistici, conquistatori, si mettono per
strada per il più rischioso dei viaggi. Tornano, santi o sovrani, sempre
differenti. Ciascuno con il suo racconto, ciascuno con la sua via
immaginaria. Il viaggio fisico non è che un indizio del viaggio interiore.
Perché si è sempre rischiato verso la meta più lontana? Certo, c'è la
ricerca del potere, ed è noto quale posto occupino un Alessandro, un Gengis
Khan o un Tamerlano nella storia delle vie della seta. Ma si parte anche per
fare fortuna. Marco Polo o Sindbad il marinaio sono solo i più noti tra gli
intrepidi commercianti che assunsero il ruolo di grandi propagatori
dell'immaginario.
Chi è mercante, chi avventuriero, chi ambasciatore? Alcuni obbediscono a
disegni più oscuri, dove si mescolano profitto e politica. Altri sono veri e
propri imbroglioni, che penetrano nelle corti portando con sé promesse
mirabolanti fatte da imperatori dell'altro capo del mondo. Infine, vi sono
quelli che partono per predicare la loro fede, trovare la giusta dottrina o
riportare una reliquia. Tutti sono diventati uomini-memoria. Gli uni ci
hanno lasciato dei racconti che riflettono il peso della loro cultura. Gli
altri trascurano di annotare le loro avventure e appaiono soltanto in una
cronaca, casualmente. Quelli che conosciamo, però, sono soltanto una
piccolissima percentuale degli innumerevoli audaci che dedicarono molti anni
della loro vita al viaggio. Spesso viviamo nell'illusione eurocentrica che i
viaggi lontani siano cominciati con le grandi scoperte del XV secolo. Niente
di più falso: la storia delle vie della seta è piena di città cosmopolite,
di colonie straniere, di viaggiatori professionisti, di altari trasportati
in capo al mondo, con sullo sfondo un'incredibile interfecondazione di
culture e religioni, un'incessante circolazione di idee e genti. Tutto ciò
forma un gigantesco sistema per far conoscere il mondo e far viaggiare i
miti. Il vero, il falso, affabulazioni ripetute per secoli o notizie troppo
sorprendenti per essere comprese: questo è ciò che i viaggiatori elargiscono
alla rinfusa. È un paradosso della comunicazione, o piuttosto della sua
diseguale circolazione. Da una parte sistemi efficaci, rimandi multipli e
sorprendenti, un'accumulazione di conoscenze pratiche. Dall'altra, delle
«perdite di informazione». E, soprattutto, la cattiva informazione che
scaccia la buona. La saga delle vie della seta, l'epopea degli Imperi del
miraggio meritano nuove ricerche, che mirino a ricostruire la storia delle
mediazioni lungo questi percorsi cogliendovi il legame tra la circolazione
delle cose e quella delle immagini mentali, il rapporto tra il visibile e
l'invisibile,
tra l'utile e il chimerico. Tali ricerche individuano l'effetto del
frazionamento dei rimandi: passaggio degli oggetti di mano in mano, o delle
conoscenze da bocca a orecchio; studiano il problema del tempo di
trasmissione, le conseguenze della durata degli spostamenti, i motivi che
spingevano mercanti, esploratori o pellegrini a dedicare buona parte della
loro vita a un solo viaggio, ciò che ricordavano, ciò che portavano con sé,
i loro interlocutori, il modo in cui erano accolte notizie di molti anni
prima e i loro effetti. Un tale lavoro tenta di determinare chi avesse
accesso a quali informazioni sulle contrade lontane, nonché la credibilità
comparata delle fonti. Si interroga su strumenti e mezzi di diffusione delle
idee: i rapporti tra i predicatori e i mercanti o la circolazione e
l'efficacia
dei sostegni della fede - testi o reliquie - destinati a convincere. Si
sforza di penetrare il segreto di mentalità non plasmate né dalla stampa né
dall'audiovisivo, e il modo in cui un sistema radicalmente differente di
circolazione degli uomini e delle idee trasformava sia gli uni sia le altre.
Si tratta di capire come nascano gli Imperi del miraggio. Ecco dove ci
conducono le nostre storie di draghi e principesse, di carovane e
avventurieri, di mostri e paesi immaginari. È in questo modo, forse,
attraverso tale impresa utopica che si rivela la modernità delle vie della
seta: per il loro tramite impariamo soprattutto sul nostro tempo.

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--
_-°-_ Seshe _-°-_

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I Viaggi di Seshepankhatum
[url]www.seshepankhatum.net[/url]

Un vero viaggio non è cercare
nuove terre, ma avere nuovi occhi
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Vecchio 14-12-2007, 18.34.40
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Predefinito Re: La Via della Seta

_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


Diavoli Stranieri sulla via della Seta
di Peter Hopkirk edito da Adelphi,

che racconta dei viaggi, dell'operato e dei misfatti compiuti dagli
archeologi da quelle parti.


Brutta categoria, quella degli archeologi ....... ;-))

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Vecchio 14-12-2007, 18.34.40
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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


Diavoli Stranieri sulla via della Seta
di Peter Hopkirk edito da Adelphi,

che racconta dei viaggi, dell'operato e dei misfatti compiuti dagli
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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


Diavoli Stranieri sulla via della Seta
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che racconta dei viaggi, dell'operato e dei misfatti compiuti dagli
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Predefinito Re: La Via della Seta

_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


Diavoli Stranieri sulla via della Seta
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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


Diavoli Stranieri sulla via della Seta
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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
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_-°-_ Seshe _-°-_ ha scritto :
[color=blue]
> Mi sono imbattuta quasi casualmente in questo libro che parla
> della Via della Seta,............[/color]


Grazie della segnalazione, mi leggerò con interesse l'introduzione, ma
intanto te ne segnalo io un altro che ho trovato interessante :


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