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Vecchio 10-06-2007, 23.50.59
.*.
 
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Predefinito [RECE] Lanzarote e Fuerteventura

Arieccome....
Sono tornato da pochi giorni da 8 giorni passati in modo splendido nelle
2 isole delle Canarie in oggetto.
Per tutti coloro che intendessero fare un viaggio da quelle parti o
semplicemente ne sono curiosi, vi invito a dare un'occhiata al mio
diario di viaggio, che spero vi possa essere utile.
A breve le foto, quando riuscirò ad organizzarle in modo decente (sono
quasi 500!!)

Ciauz
P.

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9 maggio 2007
Finalmente il viaggio inizia!! Dopo mesi di ricerche (voli, alloggi e
informazioni varie) in internet tra siti e l’immancabile newsgroup IHV,
eccoci in attesa dell’autobus che ci porterÃ* ad Alghero da Cagliari. Il
suddetto arriva e la prima impressione è che sia abbastanza nuovo e con
i sedili confortevoli… il problema non sarÃ* l’autobus, ma l’autista. Ci
accorgiamo ben presto che questo personaggio pigia e rilascia il pedale
dell’acceleratore manco avesse il morbo di Parkinson circoscritto al
piede. Dopo 3 ore e mezza passate a incubi, arriviamo all’aeroporto di
Alghero pronti per il check-in con Ryanair con la solita domanda che
attanaglia tutti: le valigie rispetteranno i 15 kg? Peso rispettato e
via sull’aereo per Girona. Volo e atterraggio liscio come l’olio...
sbarchiamo e ci prepariamo a passare la notte sui sedili dell’aeroporto,
visto che il volo per Fuerteventura sarÃ* alle 6.30.


10 maggio 2007
Sveglia di buon mattino per me (Anto non ha praticamente dormito) e
solita fila al check-in con Ryanair consapevoli del fatto che le valigie
nel frattempo non sono ingrassate e rispetteranno il limite di 15 kg.
Volo liscio (col vento siamo arrivati mezz’ora prima del previsto!!) e
atterraggio stile pallina da tennis, con rimbalzi annessi.
Il passo è prendere l’autobus per Corralejo, dove poi partiremo alla
volta di Lanzarote col traghetto.
Sull’autobus vediamo le dune della costa orientale dell’isola che
formano una sorta di riserva naturale. Belle le dune, ma il fatto che ci
siano i complessi alberghieri a 200 metri e una strada che le taglia a
metÃ*, ci fa capire che il turismo in quest’isola non lascerÃ* feriti!!
Arrivati a Corralejo prendiamo il primo traghetto Naviera Armas,
destinazione Playa Blanca, nella tanto agognata isola di Lanzarote.
Tragitto al fresco sopra il ponte esterno a prendere sole ed ammirare la
sagoma dell’isola che si avvicina.
Appena sbarcati, andiamo a ritirare l’auto prenotata via internet al box
della Cicar-Cabrera Medina (disseminati in tutte le isole delle
Canarie). Con sorpresa ci dicono che non hanno più Opel Corsa e che ci
daranno allo stesso prezzo un Opel Astra. Ben contenti accettiamo non
sapendo che durante i giorni questa si dimostrerÃ* sbevazzona come una
spugna e col motore imballato da spavento… pazienza.
Con la cartina che ci hanno consegnato, partiamo alla ricerca della casa
rural Las Claras prenotata ovviamente via internet dopo millanta
ricerche e ci accorgiamo che le strade sono dei tavoli da biliardo:
lisce e senza buchi (tutto il contrario della Sardegna) e con la
segnaletica che segnala :)
Arrivati nella zona della casa rural (dintorni di Conil) ci perdiamo tra
le mille stradine che portano alle casette di campagna. Chiediamo alcune
informazioni agli autoctoni in italiano (non conoscendo lo spagnolo) e
loro ci rispondono in spagnolo… che comoditÃ*!!
Dopo un paio di tentativi a vuoto, troviamo una gentile signora che ci
indica la via giusto e in quattro e quattro otto arriviamo destinazione.
La casa dall’esterno è molto caratteristica e al parcheggio ci accoglie
Estela che ci fa vedere il nostro appartamentino. Camera da letto,
bagno, soggiorno e cucina, più una terrazza dove poter mangiare al
fresco la sera e una piscina nel caso non si abbia voglia di scendere in
spiaggia!! Tutt’intorno è circondata da vigneti di proprietÃ* che
producono una Malvasia veramente dolce. Rimaniamo a bocca aperta per
tutto questo ben di Dio per soli 50€ a notte… prendiamo le chiavi,
ringraziamo ed andiamo a riposarci visto che siamo in viaggio da quasi
24 ore.
Riemergiamo dal letargo giusto in tempo per la cena. Dopo un breve
controllo sulla cartina su dove possa essere il centro abitato più
vicino, andiamo a Tias, a 2 minuti di distanza, facciamo gli acquisti
necessari per le colazioni in un supermercato e ci fiondiamo nel primo
bar che serve delle tapas (3€ l’una). Ce ne mangiamo 3 (insalata di
mare, paella marasco e albondigas con papas arrugadas) ed usciamo
rotolando, visto che le porzioni erano parecchio abbondanti.
Passeggiatina per il centro e poi dritti a casa per terminare quel sonno
ristoratore non ancora terminato.

11 maggio 2007
Ci svegliamo riposati, facciamo colazione e decidiamo che sarÃ* una
giornata dedicata alla scoperta del nord di Lanzarote. Partiamo in
direzione Caleta di Famara e lungo la strada ci accompagnano per un
lunghissimo tratto i vigneti della zona, fatti in un modo veramente
insolito per noi. Le viti sono piantate in un fosso ricavato dalla terra
nera vulcanica e circondato da un muretto a secco a semicerchio fatto di
pietre sempre vulcaniche, orientato in modo tale da impedire che il
vento, che soffia incessantemente, danneggi la pianta.
Arriviamo alla Caleta di Famara e capiamo subito che si tratta di un
ritrovo di surfisti, viste le auto colme di surf parcheggiate, ma di
surfisti nemmeno l’ombra visto che probabilmente per loro è mattina
presto: è quasi mezzogiorno!! Gli orari sono spostati in avanti di un
paio d’ore, tipo che si vede gente in spiaggia dalle 2 di pomeriggio in
poi e gente a cena dalle 10 in poi… la vita si prende con tranquillitÃ* ;)
Fatto sta… la spiaggia è lunghissima e di sabbia finissima, ma il vento
la rende insopportabile, se non ci fossero i soliti muretti a secco (si,
gli stessi delle vigne) dove riparasi dal vento. Questi lanzarotegni (se
si dice così…) sono veramente dei geni!!
Preso un po’ di sole e fatte le foto alla spiaggia, partiamo alla volta
di Teguise, antica capitale di Lanzarote.
Questa non ci delude affatto, mostrando un centro storico veramente
caratteristico, fatto di casette bianche con infissi particolarissimi,
una piazza enorme e rigorosamente bianca come tutte le case ed un mulino
che sovrasta la cittÃ* usato molto probabilmente per macinare il grano.
Qui a Lanzarote le case, per legge, devono essere tutte bianche e con
gli infissi azzurri, per le case che sono vicine al mare, o verdi, per
le case che sono all’interno. Unica eccezione per le case antiche che
devono tenere il colore originale, come la nostra casa rural che li ha
marroni.
Dopo aver comprato un po’ di souvenir in questa simpatica cittadina,
puntiamo verso il Mirador del Rio, punto dal quale ci aspettiamo una
stupenda vista sull’Isla Graciosa. Una volta arrivati scopriamo che il
prezzo del biglietto è di 5€ a testa… il tutto per vedere un panorama
ben visibile anche da altri punti. Usciamo e ci dirigiamo 100 metri più
avanti dove possiamo vedere il tanto agognato panorama, gratis e senza
la ressa di turisti che ci avrebbe atteso al Mirador.
L’Isla Graciosa è veramente vicina e si fa vedere in tutta la sua
bellezza, dal momento che la giornata è limpida e senza nubi o foschia.
Dall’alto si vede una spiaggia DESERTA (Playa del Risco) dove proviamo
ad andare, ma essendo stata chiusa la strada sterrata alle auto e non
sapendo quanti km avremmo dovuto percorrere, desistiamo a malincuore… sigh!!
Ora di pranzo e fame rabbiosa… vediamo un modesto ristorante
specializzato in carne alla brace: BENE!!
Proviamo come antipasti l’onnipresente mojo e i gamberi all’aglio;
dopodiché un solomillo (filetto) di manzo e 2 seppie arrosto al mojo
verde: tutto ottimo e abbondante.
Ci rimettiamo in strada verso il Jameos del Agua, che promette bene,
vista la descrizione della fida Lonely Planet. Prima di entrare ci
facciamo un giro nei dintorni per ammirare l’enorme colata lavica che
arriva fino al mare, creando delle pozze d’acqua dove rinfrescarsi i
piedi e prendere un momento di pausa.
L’ingresso al Jameos del Agua, ci toglie subito il fiato: una caverna
naturale di lava sotto il livello del mare, dove è stato ricavato un
ristorante che ben si integra con l’ambiente. Luci soffuse di vari
colori ed una musica azzeccata che crea l’atmosfera, ci accompagnano per
tutta la visita. I turisti fortunatamente (per noi) non sono molti,
visto che siamo in bassa stagione, e quindi si può visitare il tutto con
una tranquillitÃ* tale da godersi appieno l’opera d’arte creata da Madre
Natura.
In una rientranza dove il mare penetra nella grotta, riusciamo a vedere
anche i granchi albini ciechi unici al mondo: bellissimi!!
Uscendo dalla grotta, sbuchiamo in un giardino creato da Cesar Manrique
(artista locale, che ha fatto diventare l’isola un museo a cielo aperto)
con tanto di piscina, cactus di varie specie e le immancabili pietre
laviche posizionate e lavorate in maniera veramente azzeccata.
Conclude la visita un museo sui vulcani, che parla del fenomeno presente
alle Canarie (come si sono formate, le eruzioni che ci sono state, ecc…)
ed anche in tutto il resto del mondo. Veramente ben fatto ed
interessante (almeno per noi )
Prima di rientrare a casa, facciamo tappa al supermercato per comprarci
la cenetta che mangeremo nella terrazza al fresco nella “nostra” casetta.
Rientriamo a casa stanchi morti dalla giornata, ma con delle ottime
salsicce di maiale da arrostire e da innaffiare con dell’ottimo vino
tinto El Grifo…mmmmmmm


12 maggio 2007
L’indomani si riparte per il nord per vedere il giardino dei cactus che
non siamo riusciti a vedere il giorno prima: i parchi e i musei chiudono
alle 18… non si può certo dire che restano aperti molto, visto che
aprono alle 10!!
Comunque ne è valsa la pena risalire su perché il giardino è immenso e
le razze sono circa 1500, alcune presenti anche da noi in Italia, altre
veramente strane e particolari. Una passeggiata tranquilla di 2 ore
lungo i vari sentieri con tanto di cartellini esplicativi, ci ha
permesso di passare una mattina simpatica e diversa, notando anche i
campi di fichi d’india a perdita d’occhio che facevano da contorno al
giardino dei cactus.
La fame si fa sempre più aggressiva e quindi decidiamo di andare a
mangiare al ristorante delle Montanas del Fuego, il parco nazionale dei
vulcani ancora attivi sull’isola.
Paghiamo ed entriamo nel parco. La strada che porta al ristorante,
costruito su una delle bocche di vulcano più alte ormai inattiva da
anni, si snoda tra la lava che ha creato delle forme veramente fantasiose.
Il ristorante ha una vista incredibile sugli altri vulcani più o meno
collassati e il cibo è buono ma niente di eccezionale, tranne che per il
soufflé… da sognarlo la notte!!
Riempiti i 2 pancini, attendiamo che l’autobus inizi il giro turistico
tra i vulcani gironzolando e vediamo il barbecue dove hanno arrostito la
carne che abbiamo mangiato: una piccola bocca di vulcano!! Provo a
vedere cosa c’è nel fondo, ma il caldo che fuoriesce è insopportabile e
desisto dopo un secondo. Un gran del risparmio sfruttare il calore della
terra per riscaldare e arrostire….
L’autobus sta per partire per il giro tra i vulcani e noi saliamo al
volo. Un bel fresco ci accoglie e voci in 3 lingue (spagnolo, inglese e
tedesco) raccontano la nascita del parco, descrivono flora e fauna,
ecc…. L’autobus si ferma nei posti di maggiore impatto visivo, a volte
sull’orlo di dirupi altre volte di fronte a vulcani collassati
dall’eruzione di quasi 300 anni fa.
Il giro dura 40 minuti che letteralmente volano ed alla fine ci sono le
dimostrazioni del fatto che camminiamo su una zona vulcanica tutt’altro
che spenta.
Sotto terra, alla profonditÃ* di 10 cm, la temperatura è di 120° e a 6
metri, la temperatura raggiunge i 400°…. Basta buttare dei cespugli
secchi in un buco scavato nel terreno che immediatamente prendono fuoco
o buttare un secchio d’acqua in un buco profondo 4 metri che dopo 3
secondi la terra sputa fuori un geyser di acqua bollente: vedere questi
“giochi” con i propri occhi lascia veramente a bocca aperta.
Di rientro a casa, passiamo al museo del vino, nella cantina El Grifo,
vincitore di decine di premi in tutto il mondo per il miglior vino
bianco e malvasia. Assaggiamo anche un rosato veramente dolce… niente di
strano che i vini di questa zona siano tanto dolci, con il sole e la
terra che si ritrovano, non potrebbe essere altrimenti.
Lì vicino c’è una bodega, El Chupadero, che promette ottime e abbondanti
tapas. Confortati dal giudizio positivo della Lonely Planet, decidiamo
di cenare lì. Il paesaggio al tramonto è molto bello, ma il cibo non è
nulla di eccezionale. Ennesima conferma del fatto che la Lonely Planet
non è affidabile quanto il Routard per quanto riguarda il cibo… almeno
per quanto riguarda le nostre esperienze!!
Dopo mangiato, riusciamo ad andarcene solo dopo un bel po’, visto che
nel frattempo arriva la ragazza del cameriere. I due iniziano ad
abbracciarsi, coccolarsi e baciarsi, come fossero soli ed in un momento
in cui il tipo riesce a prendere respiro, riesco a chiedere la cuenta.
Per chiudere la giornata, decidiamo di scendere a Uga, un paesino lungo
strada che notiamo essere illuminato a festa. Quale occasione migliore
per vedere come i lanzarotegni in festa?
La festa si incentra nella piazza principale dove hanno allestito un
tendone dove i paesani fanno dei balli entro le loro capacitÃ* (Mira
quien baila). L’unica curiositÃ* è la mancanza degli onnipresenti
autoscontri in Italia, sostituiti lì dal mitico Torito Bravo: il bambino
sale in groppa ad un toro che cerca di disarcionarlo 


13 maggio 2007
Giornata dedicata al mare, destinazione sud di Lanzarote, dove ci sono
le spiagge più belle e particolari. Playa Mujeres, Playa del Pozo, Playa
de Papagayo, Puerto Muela e Caleta del Congrio, regalano delle viste
stupende. La giornata è rovente, il vento non entra nelle calette e
l’acqua fresca è una salvezza, che permette di ripristinare la
temperatura corporea a livelli accettabili.
Arriviamo in spiaggia intorno alle 12 e le spiagge sono semideserte,
nonostante sia domenica… strano!! Ma 2 ore dopo arrivano gli spagnoli
carichi di cibo e birra… e meno male che dicono che gli italiani parlano
sempre a voce alta 
Quasi tutte le donne sono in topless e tanga minimi… e questa è una cosa
molto positiva ;)
Piccola nota relativa alla temperatura dell’acqua: nelle ricerche in
internet e sul newsgroup IHV, abbiamo letto che la temperatura
dell’acqua era ghiacciata. Ora, noi abbiamo trovato l’acqua molto più
fredda in piena estate nella costa occidentale della Sardegna rispetto a
quella di Lanzarote e Fuerteventura; possiamo dire in tutta onestÃ* che
era invece della temperatura adatta a portare sollievo in una giornata
da 33°
Dopo esserci rilassati in spiaggia, ci dirigiamo verso El Golfo,
visitando le tanto decantate Salina de Janubio, Los Hervideros e il Lago
de los Clicos.
Le prime non sono niente di eccezionale; niente di più che delle
normalissime saline.
Los Hervideros invece è un posto veramente particolare. Si tratta
dell’ennesima colata lavica arrivata fino al mare, che quest’ultimo ha
modellato a suo piacimento, creando grotte e pertugi resi visitabili da
un sentiero letteralmente scalpellato dall’uomo: suggestivo.
Grossa delusione per il Lago de los Clicos, tanto vantato dalla Lonely
Placet per il suo colore; saremo stati noi gli insensibili, ma vedere un
lago di acqua verdissima non ci ha provocato alcunché!!
La nostra ultima cena a Lanzarote la passiamo a La Casona, a Tias, un
ristorante molto rustico con un cameriere molto professionale che ci
porta un calamaro gigante a la plancha, duro e gommoso come non mi è mai
capitato di mangiare. Il liquore finale al miele, tipico delle Canarie,
il Rom Miel, è dolcissimo e poco alcoolico... da provare.


14 maggio 2007
La mattina ci svegliamo di buon ora e andiamo dai padroni di casa per
pagare il dovuto. Non troviamo Estela, che è al lavoro, ma il marito
Jaime, un simpatico autoctono che se non aprisse bocca, potrebbe
spacciarsi tranquillamente come sardo 
Lui e Estela lavorano all’aeroporto dividendosi la settimana per poter
seguire i 2 bambini e vivono in quella casa di 200 anni, con muri
esterni di quasi 1 metro: di giorno c’è un fresco che sembra di essere
in una grotta.
In definitiva è stato un soggiorno veramente ideale e i padroni di casa
si sono dimostrati discreti, attenti agli ospiti e generosi: ci hanno
regalato una bottiglia di malvasia e della frutta fresca. Alla fine
abbiamo lasciato dei commenti entusiasti in un diario che loro lasciano
a tutti gli ospiti che vanno a soggiornare nella loro casa rural.
Preso il traghetto a Playa Blanca, scendiamo a Corralejo, nell’isola di
Fuerteventura, e ci dirigiamo al box dell’autonoleggio Cicar - Cabra
Medina. Facciamo un po’ di muffa insieme ad un tedesco, visto che non
c’è la commessa e quando arriva ci assegna la solita Opel Astra invece
della Corsa prenotata via internet. L’accettiamo di buon grado, sperando
sia meglio della precedente, che sembrava avesse 2 cilindri.
È ormai ora di pranzo e cerchiamo un posto per mangiare, ma essendo
lunedì, quasi tutti i ristoranti chiudono fuori stagione. Pertanto ci
accontentiamo di un ritrovo per camionisti, dove mangiamo bene a fronte
di un servizio al tavolo a dir poco inesistente… ma siamo consapevoli di
dove siamo e soprattutto l’importante è il cibo ;)
Dopo mangiato, partiamo verso l’hotel rural giÃ* prenotato per poter
parcheggiare le valigie ed iniziare a girovagare per l’isola. Stavolta
lo troviamo subito visto che si trova su una strada principale e
scopriamo con un misto di sorpresa e fastidio, che i proprietari non
sono spagnoli, ma bensì tedeschi. Tra l’altro la tipa che ci accoglie,
non capisce un’acca di quello che diciamo e non migliora assolutamente
se si parla in inglese: l’unica lingua che conosce è il tedesco più 3
parole, dico 3, di inglese: brecfast, ileven e nain!!!
Ci assegna una camera con un mobilio lugubre che stride nettamente con
quello allegro e solare trovato a Lanzarote… iniziamo proprio male.
Scendiamo nel centro urbano più vicino per comprare il necessario per le
colazioni. Purtroppo il punto più vicino è Puerto del Rosario, il posto
più turistico e caotico dell’isola. Entriamo nel primo centro
commerciale che troviamo e ci facciamo un “giro turistico”… lo so è
triste, ma li eravamo!!
All’uscita, andiamo a prendere la macchina nel parcheggio e con grande
terrore non la troviamo :-o
Colti da un terrore profondo, mi si profilano davanti ore passate
nell’ufficio di polizia a denunciare il furto con tutte le rotture di
***** annesse e connesse. Ci giriamo tutto il parcheggio e alla fine la
troviamo. Grande sospiro di sollievo e successiva fuga dal centro
commerciale, direzione ufficio postale per imbucare le cartoline.
Trovare l’ufficio postale si è dimostrata un’altra epopea, visto che la
gente non sapeva dov’era e le indicazioni delle cartine, saltavano
strade o riportavano nomi inesistenti. Uniamo questo al traffico e la
vacanza di relax e natura si era trasformata temporaneamente in un
incubo quotidiano. Alla fine troviamo una gentilissima signora che ci
indica la retta via. Di parcheggio manco a parlarne, quindi mi fermo in
mezzo alla strada sfruttando un momento in cui non c’era nessuno, Anto
imbuca le cartoline, risale in macchina e scappiamo dal caos cittadino e
turistico, per ributtarci nell’isola che piace a noi.


15 maggio 2007
La mattina si parte per Los Mulinos, villaggio di pescatori sulla costa
frastagliata. Un bel paesaggio costiero con il mare molto movimentato,
ma di mulini manco l’ombra. Forse i Mulinos saranno stati i mulinelli
dell’acqua? Boh!! Ci teniamo il dubbio visto che autoctoni a cui
chiedere non se ne vedono.
La destinazione successiva è Betancuria, vecchia capitale dell’isola.
Convinti di avere fortuna come con Teguise a Lanzarote, ci andiamo
fiduciosi e restiamo parzialmente delusi, visto che il centro storico è
veramente micro. Carino, tipico e ben tenuto. Ci facciamo anche un giro
nel locale museo archeologico dove impariamo con stupore che in quella
minuscola isola, un tempo c’erano addirittura 3 regni divisi da muraglie
che andavano da una costa all’altra… è proprio vero che la storia si
ripete (muro di Berlino, Israele - Palestina, ecc…)
Visitata l’antica capitale, cambiamo direzione e ci ributtiamo a nord
verso El Cotillo. La Lonely Planet (del 2004) dice che l’ondata
turistica non è ancora arrivata e noi andiamo lì per controllare a che
punto si trova 
All’arrivo in effetti si dimostra parecchio vivibile, con un discreto
numero di turisti e con strutture alberghiere che non sono quei mostri
trovati a Puerto del Rosario e Corralejo.
Visitiamo un vecchio torrione di difesa sulla costa veramente suggestivo
e ben tenuto (El Castillo).
Fa parecchio caldo e quindi decidiamo di scendere in spiaggia.
La spiaggia è battuta dal vento, ma noi ci ripariamo dietro il solito
muretto di pietre vulcaniche (non mancano mai!!), riparandoci dal sole
con un ombrellino comprato sul posto. Nessuno di noi due ha il coraggio
di tuffarsi in acqua, non tanto per la temperatura dell’acqua, ma per il
vento molto fresco che ci congelerebbe una volta usciti dall’acqua.
Le onde sono belle alte e i surfisti fanno a gara per prendere quella
migliore. Quasi tutti stanno sotto la scogliera riparati dal vento e
quando noi ci accorgiamo che è quella l’idea vincente è troppo tardi e
posti riparati non ce ne sono più 
Finita la nostra razione di vento quotidiana, decidiamo di spostarci
verso le spiagge più a nord, a Los Lagos.
Queste spiagge sono ancora più belle di quelle di prima, con la sabbia
bianca e fine come farina, inframmezzate da rocce vulcaniche nere come
la pece. Arrivando, scopriamo che Los Lagos, altro non sono che piccole
calette praticamente chiuse in cui l’acqua è ferma come una piscina… un
posto da sogno.
Alcuni cercatori di tesori (forse quello dei nazisti) controllano la
spiaggia e il fondo del mare con i loro metal detector. Uno di loro si
ferma, scava e trova qualcosa che mette in tasca con fare noncurante:
avrÃ* trovato una moneta, un tappo o cosa?
Lo stomaco inizia a brontolare quindi facciamo un giro per la cittadina
sonnacchiosa iniziando a guardarci attorno su quale ristorantino sul
mare poter consumare la tanto agognata paella marisco.
Ci indirizziamo su La Capitana che da proprio sulla spiaggia cittadina.
Antipasto a base di pane riscaldato da mangiare con ogni tipo di mojo:
rosso (al peperone), verde (ai cetrioli) e bianco (all’aglio e cipolla)…
tutti belli piccantini.
Dopo aver aperto la strada con il mojo è la volta della sontuosa paella
marisco, con tanto di cernia, cozze, vongole, seppie, gamberi,
aragostelle e aragosta: insomma, il trionfo del mare!!
Mangiata tutta e innaffiata con della ottima cerveza Dorada. Alla fine
il cameriere ci offre un bicchierone (sarÃ* stato mezzo litro!?!?!) di
Rom Miel che rinfranca il gargarozzo.
Una cena ottima con un tramonto sul mare come sfondo… cosa chiedere di più?


16 maggio 2007
Oggi è il giorno dedicato al sud di Fuerteventura, pertanto ci avviamo
di buon grado verso la prima tappa: Ajuy.
Questo villaggio di pescatori sulla costa occidentale e pubblicizzato
dalla Lonely Planet, ma secondo noi non a sufficienza, perché ha una
delle più belle scogliere che abbiamo mai visto, con tanto di passaggio
tra le rocce, per poter ammirare ogni singolo pertugio. Dopo un’oretta
buona passata per lo più a fare foto e a rimanere rapiti dalle onde che
si infrangevano sulla scogliera, ci mangiamo un gelato per spezzare la
fame e ci spostiamo verso La Pared, che richiama il famoso muro di
divisione di 2 regni accennato poco sopra.
Anche questo posto ha una scogliera frastagliata con una parte che
ricorda molto S’Archittu in Sardegna. Ma il piatto forte sono gli
scoiattoli che hanno deciso di vivere in questa zona.
Si, avete letto proprio bene… scoiattoli!! Sono un bel numero e il loro
colore si mimetizza in modo perfetto con le rocce e la terra. All’inizio
sono un po’ diffidenti e mi devo limitare a fotografarli con lo zoom al
massimo, ma dopo un po’ di pazienza e del pane a disposizione, la
femmina del gruppo decide che è arrivato il momento di fare amicizia. Si
avvicina e mangia dalla mano, stando ben attenta a non farsi
accarezzare… è sempre lei che afferra il dito per tirare verso di lei il
pane e appena accenno una carezza, scappa all’istante.
Un momento magico con dei brividi che non ho provato nemmeno con i
lemuri in Madagascar.
Non potendo restare lì tutto il giorno, andiamo verso sud a malincuore
verso la tanto famosa Playa de Sotavento.
In effetti la sua nomea è all’altezza, ma è davvero troppo battuta dal
vento, cosa che fa la gioia imperitura degli appassionati di windsurf e
kitesurf.
Tutti coloro che vogliono prendersi la tintarella (moltissimi nudisti)
si acquattano dietro i cespugli dopo le folate di vento vengono
decisamente smorzate.
Troppi turisti per noi e quindi decidiamo di andare alla Playa de
Cofete, un paesino sperduto raggiungibile solo dopo 20 km di strada
sterrata. Si valicano 2 colline, dove si gode di un panorama mozzafiato
(e si prendono raffiche di vento mai sentite ) e dopo un bel po’ di
curve e controcurve, si arriva in questa spiaggia lunga svariati
chilometri dove non si vede anima viva. Un posto magico, il cui unico
rumore è quello scandito dal mare che bagna la battigia e dai propri
pensieri.
Dopo aver ponderato per un bel po’ se farci il bagno o no (come se il
vento non bastasse, nel frattempo si è pure annuvolato), alla fine
desistiamo, consci del fatto che un’occasione come quella non ci
capiterÃ* tanto presto 
Lentamente torniamo indietro, spulciandoci tutti i paesini della costa
orientale: La Lajita, Taralejo, Ginigimar.
Proprio questo ci affascina e ci istiga a restare, la sua semplicitÃ*, il
suo porticciolo (se vogliamo chiamare così 5 barche in rada ),
l’allegria della gente al bar e la fame ;), ci convince a cenare nel
ristorantino sul mare.
Un anziano cameriere con tanto di baffoni ci consegna il menù, ma noi
abbiamo le idee chiare : paella marisco per 2!!
Stavolta non ci sono le aragostelle e l’aragosta, ma ci sono molte più
cozze e vongole. Innaffiamo con vino rosado e Rom Miel finale.
Torniamo all’hotel felici e con la pancia piena ed andiamo dai
proprietari per saldare il conto visto che l’indomani abbiamo il volo
presto. Ci invitano a bere con loro un chupito, e poi un altro e
chiacchieriamo amabilmente del più e del meno. La proprietaria abbozza
una discussione sulle autopiste (autostrade) cercando di unire il
tedesco, l’inglese e lo spagnolo, con un risultato ributtante.
Ovviamente nessuno di noi ci capisce una fava di quello che ha detto, ma
annuiamo sorridendo per la felicitÃ* della poveretta.
Al momento del conto l’amara sorpresa è un aumento di 30€ in totale, del
prezzo pattuito all’inizio.
Alle nostre rimostranze, le facce dei personaggi cambiano radicalmente,
paghiamo quanto pattuito e ce ne andiamo stringendo le mani a personaggi
immusoniti che solo 5 minuti prima erano sorridenti e amichevoli:
tutt’altra storia rispetto a Jaime e Estela!!


17 maggio 2007
Check-in a Fuerteventura per il volo verso Girona e arrivo a
destinazione mezz’ora prima del previsto grazie al vento amico che ci fa
ballare non poco. Svuotiamo lo svuotabile dalle valigie, visto che il
controllo sul peso delle valigie con Ryanair è fiscalissimo quando si
vola in Italia, riuscendo a stare sotto la fantomatica soglia dei 15 kg.
Il Girona – Cagliari parte e atterra spaccando il secondo e noi ci
ritroviamo in terra di Sardegna con un tempo infame, con freddo e
pioggia. Una tristezza ci assale, considerando che domani torneremo
subito a lavoro....
Ma ce ne saranno altre nel prossimo futuro e stiamo giÃ* pensando alla
prossima ;)

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