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Vecchio 10-06-2007, 22.18.17
Vincio
 
Messaggi: n/a
Predefinito MALATTIE IN VIAGGIO

Febbre tifoide

Che cos'è
Con questo termine si intendono le infezioni batteriche causate da
Salmonella typhi e paratyphi A e B. Sono dette anche febbri enteriche
dai medici anglosassoni. La malattia viene trasmessa per via
oro-fecale (i batteri vengono eliminati con le feci dall'uomo malato,
contaminano l'ambiente, l'acqua, gli alimenti, e contagiano nuovi
individui quando introdotto con gli alimenti o l'acqua). I principali
alimenti in causa nella trasmissione dell'infezione sono i frutti di
mare ed i vegetali. La malattia è ubiquitaria con aree di iperendemia
dove le strutture di approvvigionamento idrico e l'igiene degli
alimenti sono insufficienti.


Come si manifesta la malattia ?
Il periodo di incubazione varia in media da 10 a 20 giorni. Nelle
forme da S.paratyphi è di durata inferiore. L'esordio è caratterizzato
dalla febbre, accompagnata da brividi, tosse, compromissione dello
stato generale, costipazione (raramente diarrea); è presente sempre
ingrandimento della milza. Se la malattia non è trattata
tempestivamente possono comparire segni di tossicità, alterazione
dello stato di coscienza e complicazioni intestinali e
extraintestinali gravissime. Sono efficaci il cloramfenicolo e i
derivati fluorochinolonici (ciprofloxacina, da non somministrare al di
sotto dei 18 anni).


Cosa si può fare ?
Le norme di igiene alimentare sono sufficienti a ridurre in modo
sostanziale il rischio di infezione. La cottura dei cibi e la
bollitura dell'acqua eliminano il batterio. Sono disponibili due
vaccini. Il primo è composto dal polisaccaride capsulare Vi; si
somministra per via parenterale, è ben tollerato ed ha una efficacia
tra il 64 ed il 75% per tre anni. Il secondo è un vaccino costituito
da germi vivi attenuati (ceppo S. typhi 21a che induce una protezione
del 70% circa per tre anni. La vaccinazione è raccomandata per tutti
coloro che si recano nelle aree di maggiore endemia.

Epatite A

Che cos'è
L'epatite A è una malattia virale causata dal virus HAV, un piccolo
virus a RNA. La malattia è ubiquitaria con aree di iperendemia (vedi
figura) dove le strutture di approvvigionamento idrico e l'igiene
degli alimenti sono insufficienti. La trasmissione è oro-fecale (il
virus viene eliminato con le feci dall'uomo, contamina l'ambiente,
l'acqua, gli alimenti, e contagia nuovi individui quando introdotto
con gli alimenti o l'acqua).

Come si manifesta la malattia ?
La gravità della malattia va dalle forme totalmente asintomatiche (la
maggioranza, specie quando è acquisita nell'infanzia), a forme anche
gravi di epatite con ittero. L'incubazione è in media di 1 mese.
L'esordio è aspecifico, con febbre e sintomi simil-influenzali.
Compaiono quindi nausea, vomito, dolore in regione epatica, ittero,
urine scure. Il decorso è in genere benigno ma può protrarsi anche per
diverse settimane.

Cosa si può fare ?
Le norme di igiene alimentare sono soltanto parzialmente efficaci per
ridurre il rischio di infezione. La cottura dei cibi e la bollitura
dell'acqua eliminano il virus.
Esiste un vaccino efficace e sicuro che induce una immunità anche
duratura. Il vaccino è preparato con virus inattivato e non è
controindicato in caso di immunodepressione. E' consigliato per tutti
coloro che si recano in paesi tropicali. E' fortemente raccomandato ai
portatori (cronici anche asintomatici) di altri virus epatitici come
l'HBV e l'HCV.







Diarrea del viaggiatore


Introduzione:
La diarrea del viaggiatore è un evento molto comune: circa il 20-50%
dei viaggiatori verso paesi caldi manifestano un episodio diarroico,
di solito breve (meno di 48-72 ore) e di gravità limitata. La malattia
viene definita come ? 3/4 evacuazioni di feci non formate nell'arco di
24 ore con > 1 sintomo di malattia enterica (nausea, vomito, crampi
addominali, febbre, tenesmo, feci ematiche). I fattori di rischio
comprendono il paese di origine (sono più suscettibili coloro che
provengono da paesi industrializzati), la destinazione, la
suscettibilità individuale, l'esposizione ad alimenti o acqua
contaminati. Le cause possono essere molteplici: batteri, virus,
parassiti, ma talora anche lo stress del viaggio, il cambio
dell'alimentazione, il clima, l'altitudine possono scatenare una
diarrea. E' una sindrome caratterizzata da diarrea di variabile
intensità (da poche scariche a diarrea liquida, raramente con sangue e
muco), che può essere associata a dolori addominali, nausea,
meteorismo, malessere generale e talora febbre. I sintomi si
manifestano in genere nei primi giorni (2 settimane) dall'arrivo
nell'area a rischio, ma possono insorgere in qualunque momento del
viaggio e talora ripresentarsi nel corso dello stesso soggiorno.
L'evoluzione è favorevole; i casi non trattati guariscono in 1-5
giorni, ma talvolta la malattia può avere un decorso più prolungato
protraendosi fino a 10 giorni. Tra i microrganismi responsabili
Escherichia coli enterotossigeno ed enteroaggregativo sono di gran
lunga gli agenti patogeni più comuni.



Principali microrganismi causa della diarrea del viaggiatore
Batteri Protozoi Virus

Escherichia coli (ETEC) Giardia lamblia Rotavirus
Altri E. coli (enteroinvasivi, enteroadesivi) Cryptosporidium parvum
Calicivirus
Shigella spp. Cyclospora cayetanensis Enterovirus
Salmonella Entamoeba histolytica
Campylobacter spp.
Vibrio parahaemolyticus
Aeromonas spp.
Plesiomonas

Prevenzione:
Non è disponibile, al momento attuale, un vaccino. Il principale
provvedimento per ridurre il rischio di contrarla è seguire con
scrupolo i suggerimenti forniti nei capitoli dedicati all'igiene
alimentare ed alla purificazione dell'acqua. La profilassi
farmacologica (chemioprofilassi) è indicata soltanto in alcune
circostanze e deve essere valutata attentamente ed in modo individuale
dal Medico.
In chemioprofilassi possono essere utilizzati farmaci


Antibiotici:
fluorochinolonici (ciprofloxacina, norfloxacina) per cui è dimostrata
una protezione del 90% e che rappresentano attualmente i farmaci di
scelta, nonostante il costo e gli effetti collaterali;
rifaximina (efficace, sicura e poco costosa);
doxiciclina, nei cui confronti tuttavia è segnalato un aumento di
resistenza;
non sono indicati al contrario: ampicillina, mecillamina, e
claritromicina.

Bismutosalicilato: conferisce una protezione del 65%, ma possiede uno
schema di somministrazione complicato ed effetti collaterali
fastidiosi: risulta quindi caratterizzato da scarsa aderenza.

Probiotici: una limitata protezione è dimostrata per il Lactobacillus
GG e Saccharomyces boulardii con effetto dose-dipendente. Sono farmaci
maneggevoli, senza effetti collaterali ed interazioni farmacologiche,
indicati in gravidanza e nei bambini, poco costosi.

Lo studio di un vaccino con Enterobatteriacee inattivate al calore non
ne ha dimostrato l'efficacia.

Una profilassi accettabile dovrebbe garantire una protezione di almeno
il 75%, essere efficace, sicura anche per donne gravide e bambini,
avere uno schema di somministrazione semplice, basso costo, scarsi
effetti collaterali ed interazioni farmacologiche. La rifaximina, per
le caratteristiche farmacologiche e la tollerabilità dimostrata
potrebbe essere un interessante candidato.


L'impiego di antibiotici in profilassi (ciprofloxacina, rifaximina) è
da considerarsi soltanto per brevi periodi ed in casi particolari

Soggetti affetti da patologie croniche come il diabete, le malattie
infiammatorie dell'intestino (rettocolite ulcerosa, malattia di
Crohn), HIV/AIDS, neoplasie, immunodepressione da ogni causa,
disordini immunologici ed ematologici.


Individui che devono affrontare impegni di particolare importanza in
occasione del viaggio (riunioni di affari, gare sportive)


In tutti gli altri casi non si ritiene indicato l'impiego di
antibiotici in profilassi in quanto i rischi dei possibili effetti
collaterali, soprattutto quando i farmaci sono assunti per lunghi
periodi, superano i potenziali benefici.


L'eventuale prescrizione dell'antibiotico per la profilassi deve
essere sempre discussa con il Medico di famiglia o con il Medico del
Centro di Medicina per i Viaggi.



Trattamento:
Il più importante provvedimento terapeutico da mettere in atto in caso
di diarrea è il ripristino delle perdite di acqua e di elettroliti
bevendo liquidi come sotto indicato (vedi reidratazione orale). La
disidratazione può essere particolarmente grave nei bambini: alcuni
segni possono guidare nella valutazione. Fare in modo che i bambini
possano soggiornare in luoghi freschi ed aerati; al minimo dubbio di
disidratazione anche lieve, portate immediatamente il bambino in una
clinica attrezzata.



Guida alla identificazione di uno stato di disidratazione

Grado
Sintomi

Leggero Diuresi ridotta, urine scure, sete intensa
Moderato Come sopra, più agitazione, irrequitezza, labbra secche,
battito cardiaco accelerato
Grave Come sopra, più bocca secca, ridotta lacrimazione, cute secca
sollevabile in pliche, battito cardiaco molto accelerato, occhi
infossati

Reidratazione orale:
Le bevande consigliate sono il thè, l'acqua zuccherata (7 cucchiaini
da thè di zucchero + un cucchiaino da thè di sale), brodo, bevande
commerciali addizionate di sali, succhi di frutta (arancia). In caso
di grave stato di disidratazione non formalizzarsi sulle qualità
dell'acqua ed utilizzare quella disponibile sino a che non si ha la
possibilità di acqua potabile.
Guida alla reidratazione orale
(Il volume può essere soltanto approssimativamente indicato)

Bambini di età inferiore ai 2 anni: 50-100 mL dopo ogni scarica; in
caso di disidratazione lieve-moderata: circa 1 cucchiaino di thè e
mezzo per kilo di peso per ora
Bambini tra 2 e 10 anni: 100-200 mL dopo ogni scarica
Adulti: acqua o altre bevande senza limitazioni

Sali di reidratazione:
Sono disponibili in commercio sali per reidratazione da sciogliere
nell'acqua (es. Reidrax, Dicodral 60, da consumare entro 12 ore se
mantenute a temperatura ambiente o entro 24 se refrigerate) o si
possono preparare soluzioni bilanciate idonee ad una corretta
reidratazione aggiungendo ad un litro d'acqua: 20 grammi di zucchero
(4 cucchiai), 3.5 grammi di cloruro di sodio (1 cucchiaino da thé),
2.5 grammi di bicarbonato di sodio (1 cucchiaino), 1.5 grammi di
cloruro di potassio (sostituibile con succo d'arancia o di pompelmo)




Trattamento farmacologico:

La diarrea in corso di viaggi in paesi tropicali ha in genere decorso
benigno e non richiede particolari provvedimenti fatta eccezione per
quelli sopra elencati; le persone si ristabiliscono in pochi giorni.
E' dimostrato tuttavia che la terapia di associazione sintomatici più
antimicrobici è in grado di ridurre la durata della malattia. In
alcuni casi è anche auspicabile poter ricorrere ad una visita medica
soprattutto nelle seguenti circostanze: forme medio-gravi dei bambini;
per gli adulti se i sintomi si protraggono per più di 3 giorni e/o se
si ha una diarrea acquosa molto abbondante; se si notano sangue e/o
muco nelle feci; se c'è vomito ripetuto; o se c'è febbre per più di 24
ore (ricordare che anche la malaria può presentarsi con diarrea
febbrile).
Se non è possibile ricorrere ad un medico si possono suggerire alcune
linee di comportamento.



Linee di comportamento in caso di diarrea del viaggiatore

Diarrea lieve-moderata: due scariche nelle 24 ore e buone condizioni
generali, senza febbre. Non muco né sangue nelle feci. Aumentare
l'assunzione di acqua cui è consigliabile aggiungere i "sali di
reidratazione orali", dieta leggera. Mantenersi vicini ai centri
abitati per raggiungere in breve tempo un servizio di assistenza
sanitaria.


Diarrea lieve-moderata ma causa di disagio per il programma di
viaggio: sintomi come sopra, ma impedimento a proseguire
nell'itinerario stabilito o a partecipare a riunioni o attività
importanti. Come sopra + assumere farmaci sintomatici (loperamide) ed
antibiotici: ciprofloxacina 500 mg due volte al giorno per 3 giorni
(no se <18 anni) (in alternativa 500 mg in dose unica se i sintomi
recedono nelle 24 ore); rifaximina 400 mg due volte al giorno per 5-7
giorni; co-trimossazolo 1 cp. due volte al giorno per 3 giorni; per
coloro che sono allergici ai sulfamidici ed ai bambini può essere
prescritta azitromicina.


Diarrea grave: segni di gravità: diarrea 2-3 volte ogni ora,
disidratazione, tachicardia, alterazione dello stato mentale
(confusione-disorientamento), febbre, dolori addominali crampiformi,
sangue o muco nelle feci. Informare i compagni di viaggio, richiedere,
dove possibile, assistenza medica; reidratazione orale (piccole
quantità molto frequentemente); antibiotici: ciprofloxacina 500 mg due
volte al giorno per 3 giorni; rifaximina 400 mg due volte al giorno
per 5-7 giorni; co-trimossazolo 1 cp. due volte al giorno per 3
giorni; per coloro che sono allergici ai sulfamidici o non possono
assumere i fluorochinolonici può essere indicata l'azitromicina alla
dose di 1.000 mg in unica somministrazione o a 500 mg al giorno per
tre giorni consecutivi. [Recentemente la rifaximina è stata valutata
come parimenti efficace rispetto alla ciprofloxacina nel trattamento
della diarrea del viaggiatore Herbert L. DuPont et al: Clin Infect Dis
2001;33:1807-1815]. Occorre fare molta attenzione a non utilizzare in
modo indiscriminato gli antibiotici in quanto il loro uso può causare
la selezione di microrganismi resistenti.


Anche la febbre può essere una causa di disidratazione ed è bene
combatterla con paracetamolo, acetaminofene, ibuprofene o nimesulide
(leggere attentamente precauzioni d'uso e controindicazioni)


Queste informazioni non possono coprire tutte le esigenze e le
possibilità e sono redatte per individui adulti che non abbiano
manifestato allergie a farmaci: in ogni caso è preferibile che i
viaggiatori sottopongano queste informazioni al Medico del Centro di
Medicina dei Viaggi o al proprio Medico di famiglia. I farmaci
attualmente consigliati per il trattamento della diarrea del
viaggiatore sono i fluorochinolonici (ciprofloxacina, ofloxacina), la
rifaximina, il co-trimossazolo, l'azitromicina: in tutti i casi è bene
che i viaggiatori consultino personalmente il Medico curante o i
Medici del Centro di medicina per i Viaggi Internazionali per
informarsi su quale antibiotico è indicato



La Febbre Gialla


E' una malattia infettiva acuta causata da un virus della famiglia dei
Flavivirus, il quale viene trasmesso all'uomo dalla puntura di zanzare
della specie Aedes Aegypti.
In particolare, la trasmissione del virus, può avvenire mediante il
cosiddeto "ciclo della giungla" e il "ciclo urbano" . Il ciclo della
giungla si verifica tra zanzare (il cui habitat specifico è la
giungla) e alcuni primati. Quando l'uomo viene punto, nella giungla,
da tali zanzare infette, può innescare il ciclo urbano se, spostandosi
in zone urbane, viene punto dalle zanzare di tipo domestico (Aedes
Aegypti).


Il periodo di incubazione, dopo la puntura della zanzara, è di 3-6
giorni.

I sintomi della febbre gialla sono: brividi, febbre, mal di testa,
dolori ossei e muscolari, stato di prostrazione, nausea e vomito. In
seguito appare una leucopenia ed emorragie. L'ittero, inizialmente
modesto, si intensifica gradualmente. La malattia può evolvere con
sintomi di albuminuria e, in casi gravi, anuria.

La mortalità può essere anche superiore al 50% nei pazienti non
vaccinati.


La prevenzione è basata su:

1) lotta alle punture delle zanzare, mediante insetticidi, repellenti
sulla
pelle, zanzariere, abbigliamento adeguato;

2) vaccinazione. Alcuni Paesi richiedono ai viaggiatori
internazionali, un
certificato di vaccinazione valido. Indicazioni dettagliate sono
ripor-
tate nelle schede di ogni Paese (vedi "Informazioni per i
viaggiatori al-
l'estero" sulla Home page).






Il colera nel mondo

Il colera è una malattia infettiva acuta causata da batteri del genere
Vibrio Cholerae.
I vibrioni del colera sono diversi e si distinguono in base al
sierogruppo, biotipo e sierotipo a cui appartengono.
Quello maggiormente responsabile della malattia nell'uomo è il Vibrio
Cholerae sierogruppo 01, biotipo El Tor, sierotipo Ogawa.

La malattia, dopo un periodo di incubazione di 1-5 giorni, si
manifesta con diarrea improvvisa e intensa con scariche sempre più
liquide e incolori, e quindi con enormi perdite di liquidi, calcio e
potassio. Segue il vomito che aggrava lo stato di disidratazione. Il
paziente è ipoteso, tachicardico e con diuresi ridotta o addirittura
assente (anuria). Se non interviene la cura reidratante, si ha shock
irreversibile e morte.
A volte però la malattia si presenta in forma molto attenuata e quindi
benigna.
Essa è comunque sempre grave quando interessa i bambini, in quanto in
questi l'equilibrio idrico ed elettrolitico è molto delicato.

L'infezione si contrae con gli alimenti o le bevande inquinati.
Gli alimenti a maggior rischio sono i frutti di mare o comunque il
pesce, ingeriti senza adeguata cottura; la verdura, la frutta, l'acqua
da bere e le bevande prodotte con acqua inquinata.

La trasmissione si verifica perchè il vibrione, eliminato con le feci,
non viene distrutto,per carenze del sistema di depurazione dei liquami
o di potabilizzazione dell'acqua, per cui può arrivare all'uomo sano,
attraverso gli alimenti e le bevande.
E' più rara, ma possibile, la trasmissione da malato a sano nelle
condizioni di scadente igiene personale.

La prevenzione, per chi viaggia in Paesi a rischio, si basa
soprattutto sulla cottura degli alimenti e sull'uso di bevande sicure
(imbottigliate o in lattina). L'acqua da bere può essere bollita o
trattata con disinfettante a base di cloro (es.:
Steridrolo-Euclorina).
Inoltre è bene sbucciare la frutta cruda, evitare di acquistare
alimenti, anche cotti, da ambulanti, e di mangiare in locali con
evidenti carenze igieniche.
Per la prevenzione esiste anche un vaccino: in genere però la
vaccinazione non è consigliata, quando ci si reca in Paesi a rischio,
tenuto conto della bassa percentuale di protezione che essa offre.
Può essere consigliata in casi particolari.

La Dengue e la Dengue emorragica

E' una malattia di origine virale.
Esistono almeno 4 tipi di virus della Dengue: tipo 1, -2, -3, -4.
Il virus viene trasmesso mediante la puntura della femmina della
zanzara della specie Aedes aegypti; ma anche la specie Aedes
albopictus (zanzara tigre) è in grado di fungere da vettore.
La Dengue è una malattia in rapida progressione ed ormai si verificano
milioni di casi ogni anno. E' diffusa in centro e sud America;
nell'Africa subsahariana; in India, Indocina e nel sud-est asiatico.

I sintomi sono: febbre alta, mal di testa frontale, dolori alle
articolazioni e ai muscoli. A volte c'è vomito, nausea ed eruzioni
sulla pelle del torace, delle braccia, delle gambe ed anche del volto.
Molti casi sono così lievi da non essere facilmente riconoscibili, ma
al contrario la Dengue può presentarsi nella forma emorragica che è
molto più grave.

Il viaggiatore che si reca nelle zone a rischio, dovrebbe evitare le
punture di zanzare, applicando repellenti sulla pelle, indossando
vestiario che copra le braccia e le gambe, dormendo in locali forniti
di zanzariere o di aria condizionata.
Deve ricordare di avvertire il proprio medico circa il viaggio fatto,
in caso si manifesti febbre nelle prime 2 settimane dopo il ritorno.

Non c'è una cura specifica per la Dengue e non esiste un vaccino.

Le Filariosi

Sono malattie causate da vermi della famiglia delle filarie. Le
filarie vengono trasmesse da uomo ad uomo o da animale ad uomo,
mediante la puntura di insetti (zanzare, tafani, simulidi).
Sono diffuse soprattutto in Africa e Sud America.

Le principali forme di Filariosi sono:

1) FILARIOSI LINFATICHE. Sono causate dalle filarie delle specie
Wuchereria bancrofti e Brugia malayi (Filariosi di Bancroft), e
vengono trasmesse da zanzare delle specie Culex e Aedes. Sono
caratterizzate da infiammazione ed ostruzione delle vie linfatiche
degli arti inferiori, con ristagno della linfa, edemi e, nel maschio,
anche idrocele.

2) FILARIOSI CUTANEA. E' causata dalla filaria della specie Loa-loa ed
è trasmessa dalla "mosca del mango", una specie di tafano del genere
Chrysops. E' caratterizzata da edemi superficiali al livello del volto
o delle articolazioni con modica febbre. A volte il verme è visibile
sotto la pelle e si muove; il fenomeno può interessare anche la
congiuntiva.

3) ONCOCERCOSI (FILARIOSI OCULO-CUTANEA). E' causata dalla filaria
Onchocerca volvulus che viene trasmessa all'uomo da un simulide
(simile ad un moscerino). La filaria femmina adulta ha grandi
dimensioni (fino a 50 cm.). Le lesioni più comuni sono: eruzioni
cutanee, maculo papule, noduli, elefantiasi dei genitali esterni
femminili; ma il quadro più grave è la cecità che si può verificare
quando il verme si localizza al collo o al capo.

La prevenzione delle Filariosi è basata sulla lotta alle punture degli
insetti vettori mediante repellenti sulla pelle, zanzariere ed
insetticidi negli ambienti in cui si soggiorna. In casi particolari è
possibile fare anche una prevenzione con farmaci. Tale forma di
prevenzione viene applicata su vasta scala, già da alcuni anni,
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nei Paesi a rischio, per la
protezione delle popolazioni indigene.

Non esiste una vaccinazione, ma c'è una cura con farmaci.

Le Leishmaniosi
Sono malattie causate da piccoli parassiti (protozoi) del genere
Leishmania.
Si conoscono numerose specie di Leishmanie: L. Tropica, L. Donovani,
L. Infantum, L. Braziliensis, ecc. .

Queste malattie si presentano con sintomi molto vari. In genere si
distingue una Leishmaniosi cutanea, caratterizzata da lesioni ulcerose
sulla pelle; una Leishmaniosi cutaneo-mucosa, più grave, in cui le
ulcere tendono ad interessare anche le mucose (bocca, fosse nasali) ed
una Leishmaniosi viscerale, conosciuta anche col nome di Kala azar,
caratterizzata da accessi febbrili irregolari, perdita di peso,
anemia, ingrandimento del fegato e della milza, e da un'altissima
mortalità, se non trattata.

Le Leishmanie vengono trasmesse all'uomo mediante la puntura di
insetti appartenenti al genere Phlebotomus. Benché si conoscano
centinaia di specie di Flebotomi, solo una trentina sono responsabili
della trasmissione della malattia. E' la femmina del Flebotomo che nel
succhiare il sangue di mammiferi e dell'uomo, trasmette la malattia
dagli animali all'uomo o da uomo ad uomo.
Questo insetto vettore è diffuso in tutte le regioni intertropicali e
temperate del mondo.

Il viaggiatore dovrebbe evitare le loro punture mediante repellenti da
applicare sulla pelle, nelle parti scoperte del corpo, e usare
insetticidi e zanzariere negli ambienti in cui dorme.

Esistono farmaci per la cura della malattia, ma il trattamento
dev'essere fatto il più precocemente possibile. Non esiste un vaccino.

Le Tripanosomiasi

Si conoscono 2 tipi principali di tripanosomiasi:
1) la Tripanosomiasi americana o malattia di Chagas;
2) la Tripanosomiasi africana o malattia del sonno. Tripanosomiasi
Americana o malattia di Chagas
E' una malattia diffusa in centro e sud America. E'dovuta ad un
protozoo (Tripanosoma Cruzi) che viene trasmesso all'uomo attraverso
le feci di cimici alate della famiglia delle Triatomine. Queste ultime
pungono la persona infetta per alimentarsi del suo sangue ed in questo
modo assumono il parassita che poi si moltiplicherà nel loro intestino
e verrà esecreto con le feci. Sono le feci infette di tali cimici, che
a contatto con piccolissime lesioni della pelle dell'uomo, possono
consentire al tripanosoma di penetrare nell'organismo umano. Inoltre
il tripanosoma può essere trasmesso anche con le trasfusioni di
sangue.

Nella forma acuta, la malattia si presenta con edema sulla zona
cutanea infetta, febbre ed infiammazione ghiandolare. A volte si ha
scompenso cardiaco, aritmie, meningoencefalite. Nella forma cronica si
può avere: cardiopatia, megaesofago, megacolon e bronchiettasie.

La prevenzione per il viaggiatore consiste nell'evitare di pernottare
in abitazioni fatiscenti, dove possono annidarsi le cimici alate, e
nell'usare insetticidi e zanzariere da letto.
In caso di trasfusione di sangue, è necessario accertarsi che il
sangue sia stato testato anche per le tripanosomiasi.

Non esiste un vaccino. Esiste una cura con farmaci. Tripanosomiasi
Africana o malattia del sonno
E' una malattia presente in Africa tra il 15° parallelo nord e il 20°
parallelo sud.

I protozoi (tripanosomi), responsabili della malattia, vengono
trasmessi all'uomo mediante la puntura della mosca tse-tse, un grosso
insetto grigio-marrone che punge di giorno.

Nella forma cronica (sostenuta dal tripanosoma brucei gambiense), i
sintomi di malattia possono essere assenti per mesi o anni, dopo
l'avvenuta infezione. In generale essi sono: febbre, linfoadenopatie,
edemi cutanei, tachicardia, ipotensione, ingrandimento del fegato e
della milza, meningo-encefalite con letargia. La presenza di detti
sintomi è variabile da caso a caso.

La forma acuta (sostenuta dal tripanosoma brucei rhodesiense) si
presenta soprattutto con i sintomi della meningo-encefalite letargica
che insorge già dopo 6-28 giorni dall'infezione.

Benché i rischi per il viaggiatore internazionale siano relativamente
bassi, è comunque bene prendere tutte le precauzioni contro le punture
della mosca tse-tse. E' da ricordare che tale insetto è attratto da
oggetti in movimento e da colori scuri contrastanti, e che riesce a
pungere anche attraverso vestiario leggero: è consigliato pertanto
l'uso di vestiario fatto di materiale resistente, di colore che si
mimetizza con l'ambiente e che copra il più possibile gli arti; è
altresì consigliato l'uso di insetticidi.

L'Encefalite Giapponese

E' una malattia causata da un virus del genere Flavivirus.

E' diffusa in molti Paesi dell'Asia e dell'Estremo Oriente ( India,
Nepal, Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia, Cina, Giappone, Corea),
dove si manifesta nel periodo estivo-autunnale. In altri Paesi del
sud-est asiatico (Indocina, Malesia, Filippine, Singapore, Sri Lanka e
Taiwan) si può sviluppare nella stagione delle piogge.

Il virus, il quale è presente in alcuni serbatoi animali (uccelli,
maiali), viene trasmesso all'uomo con la puntura di zanzare del genere
Culex.

Nella maggioranza dei casi, l'infezione nell'uomo decorre in modo
silente e si risolve senza alcun sintomo; in altri casi la malattia si
presenta con sintomi di una grave encefalite che può portare a morte
fino al 30% delle persone colpite o, nei sopravissuti, determinare
delle conseguenze permanenti a carico del sistema nervoso centrale.

Il rischio per il viaggiatore è generalmente molto basso; esso può
sussistere per coloro che si dirigono nelle zone rurali dei Paesi a
rischio e vi soggiornano nel periodo estivo-autunnale (zone
temperate), o nel periodo delle piogge (zone tropicali), per diverse
settimane. Il rischio è ancora maggiore per coloro che vanno in zone
coltivate a risaia o in prossimità di allevamenti di maiali.

La prevenzione si basa sulla lotta alle punture di zanzara: repellenti
sulla pelle, abiti idonei e con maniche lunghe, insetticidi negli
ambienti in cui si soggiorna, zanzariere.
La prevenzione specifica, nei casi in cui è realmente indicata, può
essere fatta, su consiglio del medico, con la vaccinazione .

L'encefalite europea da zecche o meningoencefalite difasica è una
malattia di origine virale, trasmessa con la puntura di una zecca e
diffusa in molti Paesi dell'Europa centrale, in parte della
Scandinavia e nei paesi dell'ex Unione sovietica. In Italia è
segnalata in alcune aree del Nord-Est.

Il virus responsabile della malattia appartiene al gruppo B dei
Flavivirus.

La zecca Ixodes ricinus può trasmettere il virus anche attraverso le
uova.

La trasmissione del virus può avvenire anche mediante il latte non
pastorizzato di animali infetti (mucche, pecore e capre).

Dopo un periodo di incubazione di 1-2 settimane la malattia esordisce
con febbre e sintomatologia simil-influenzale. Segue un intervallo di
1-3 giorni senza sintomi e infine una fase con sintomi neurologici di
encefalite : vertigini, tremori, cefalea. In alcuni casi si possono
avere sequele neuropsichiche . La mortalità è di circa l'1%.

Non esiste una cura efficace con farmaci.

La prevenzione si basa su:

Educazione sanitaria dei viaggiatori che si recano in zone boschive a
rischio.

Lotta alle punture di zecche , mediante repellenti da applicare sulle
parti scoperte degli arti e l'uso di vestiario adatto.

Pastorizzazione del latte.

Vaccinazione. Il vaccino va somministrato in 3 dosi: la seconda dose a
distanza di 1-3 mesi dalla prima e la terza dose a distanza di 9-12
mesi dalla seconda. Per alcune categorie più esposte è raccomandato
anche un richiamo ogni 3-5 anni.

Gammaglobuline: sono disponibili in alcuni Paesi e possono essere
somministrate, in alcuni casi, a soggetti non vaccinati.


La febbre di Rift Valley _______Sanità Marittima Venezia
La febbre di Rift Valley è una malattia che interessa soprattutto gli
animali, ma che talvolta colpisce l'uomo. La malattia fu individuata
per la prima volta nella valle del Rift, in Kenia, nel 1930, allorchè
vi fu un'epidemia fra gli ovini.

E' una malattia di natura virale. Il virus appartiene al genere
Phlebovirus e alla famiglia dei Bunyaviridae e viene trasmesso dalla
puntura di zanzare del genere Aedes. In realtà l'uomo può essere
infettato sia con la puntura di zanzare infette che mediante il
contatto con il sangue o i fluidi corporei degli animali o di pazienti
infetti. Molti sono gli animali suscettibili di essere infettati:
bovini, ovini, caprini ecc...Negli animali la malattia può avere
un'alta mortalità e un'alta incidenza di aborto.

Dopo un periodo di incubazione di 2-6 giorni si ha comparsa rapida di
sintomi simili all'influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e
mal di schiena. In una percentuale più bassa si manifestano quadri
clinici diversi e più gravi quali: retiniti emorragiche che esitano in
parziale perdita della vista, sindromi neurologiche quali
meningoencefalite e sindromi emorragiche con vomito, diarrea ematica,
petecchie sulla pelle, itterizia. La mortalità è più elevata nei
pazienti con sindrome emorragica ( circa il 50%). In totale la
mortalità è però inferiore all'1% dei casi.

La diagnosi può essere fatta con la ricerca degli anticorpi nel sangue
o con test di ricerca degli antigeni virali.

Non esiste una terapia specifica, ma solo una terapia sintomatica e di
supporto.

La prevenzione si basa su:

a) programmi di vaccinazione degli animali. Esistono due tipi di
vaccino per uso veterinario: un vaccino a virus vivi e un vaccino a
virus uccisi. Per l'uomo è stato approntato un vaccino inattivato, ma
esso non è ancora disponibile.

b) adeguate misure di protezione per evitare il contatto con il sangue
o i fluidi corporei di animali infetti e adeguate barriere protettive
per evitare il contatto con materiale infetto proveniente da persone
ammalate.

c) lotta alle punture delle zanzare


--
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