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Vecchio 28-05-2010, 16.20.09
carla polastro
 
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Predefinito [RECE] Libano, seconda e ultima parte (solo testo)

Giovedì 20 maggio:

Oggi, per me, si avvera un vecchissimo sogno, visitare Baalbeck,
[url]http://whc.unesco.org/en/list/294[/url], uno dei maggiori siti romani (ma con
origini ben più remote) del Medio Oriente. Non mi sembra ancora vero...:-)

Ma, prima di raggiungere l'agognata meta, ci fermiamo per una rapida visita,
e altrettanto rapida degustazione, alla più antica delle aziende
vitivinicole dela Valle della Bekaa, lo Château Ksara,
[url]http://www.ksara.com.lb[/url]

E' un luogo davvero incantevole, con i suoi bassi vigneti alla francese e
fiori ovunque. Le botti sono conservate in una vasta grotta naturale, vero e
proprio dedalo di gallerie scavate dai Romani e poi cadute per secoli
nell'oblio.

Nel 1857, l'azienda fu acquistata dai Gesuiti, che l'hanno diretta fino alla
prima metà degli anni Sessanta del Novecento, allorché il Concilio Vaticano
II decise di proibire la gestione di attività commerciali agli ordini
religiosi cattolici. I Gesuiti, di conseguenza, l'hanno ceduta a quattro
famiglie libanesi, che in questi ultimi decenni hanno grandemente aumentato
e migliorato la produzione della winery. Il 50% circa dei vini Ksara viene
esportato, principalmente verso i mercati europeo e nord-americano.

A differenza di Palmira, che, con le palme e le rovine che, d'improvviso,
sembrano sorgere dal nulla nel bel mezzo del deserto stepposo siriano, offre
un colpo d'occhio straordinario, l'arrivo al sito di Baalbeck (la greca
Heliopolis) è decisamente meno "mozzafiato". Le vestigia romane, qui, sono
"soffocate" da brutte case di costruzione più o meno recente, e finché non
si giunge ai margini dell'area monumentale, non ci si può fare un'idea della
superba grandiosità dei suoi templi.

L'importanza di questa città, dal punto di vista cultuale, risale fino
all'età del bronzo antica e media, quando i Cananei vi veneravano Baal, dio
del sole, e la di lui sorella e consorte, Anat (che più tardi diventerà la
già citata Astarte). In epoca ellenistica, i sovrani tolomei "fusero"
l'identità di Baal con quelle di Ra e di Helios, al fine di promuovere una
maggiore omogeneità religiosa all'interno del proprio regno.

Avvicinandoci all'acropoli, ad accoglierci è il tempio di Venere, su un alto
podio pentagonale. All'epoca di Costantino, venne trasformato in chiesa.

All'ingresso dell'acropoli vera e propria, svetta ciò che rimane dei
propilei, ai quali si accede salendo una grande scalinata. Dietro ai
propilei, si apre un primo cortile, di forma esagonale, dove si
raccoglievano i fedeli, e circondato da una serie di esedre elegantemente
decorate con nicchie e precedute da colonne. Anche questo spazio, fu
trasformato in chiesa dall'imperatore Teodosio, nel IV secolo d.C. Tre
secoli più tardi, gli Arabi, a loro volta, ne modificarono la cinta muraria
a scopi militari.

Il Grande Cortile, dove si svolgevano i principali riti purificatori. Vi si
trovano due altari, le cui finalità sono tuttora oggetto di discussione da
parte degli archeologi. Al lati degli altari, due vasche riccamente decorate
erano utilizzate per le abluzioni rituali.

La Basilica voluta da Teodosio aveva completamente stravolto la struttura
originaria del cortile, che è stata poi ricreata da archeologici francesi a
partire dagli anni Venti del Novecento, successivamente ai primi interventi
condotti da archeologi tedeschi inviati dal Kaiser Guglielmo II di Prussia,
che visitò Baalbeck nel 1898.

Una seconda scalinata conduce al tempio di Giove e, a questo punto,
l'impatto visivo ed emotivo è da Sindrome di Stendhal! Lo stile del tempio
(e di quello accanto, dedicato a Bacco) è squisitamente greco-romano, ma le
dimensioni riflettono un'inequivocabile impronta egizia. Osservando le sei
colonne (ciò che resta del colonnato esterno del tempio), il pensiero va,
d'istinto, alla maestosità di Karnak... Tutto l'insieme fa sembrare, in
confronto, piccolo il Partenone! E' davvero una visione da sogno, a cui le
foto non rendono del tutto giustizia.

A un tratto, mentre gironzoliamo per il tempio, si sentono dei rumori
fortissimi. Niente paura:-): sono solo degli operai che, dietro al santuario
di Bacco, stanno già montando il palco e le tribune per il festival
internazionale, [url]http://www.baalbeck.org.lb[/url], che si svolge, ogni anno, tra la
fine di giugno e i primi di agosto.

A causa proprio di questi lavori, è stato chiuso il passaggio tra il tempio
di Giove e quello di Bacco. Torniamo quindi nel Grande Cortile, scendiamo
una scaletta e in pochi minuti siamo davanti alla facciata anteriore del
tempio di Bacco. Meno imponente del suo vicino (è comunque più grande del
Partenone!), è però in condizioni di conservazione nettamente migliori, e
colpisce soprattutto per la straordinaria ricchezza delle decorazioni: fregi
geometrici o a forma di ghirlanda, sculture, capitelli corinzi... Il portale
della cella, in particolare, ha dimensioni spettacolari ed è magnificamente
scolpito.

Gli Arabi convertirono questo tempio in caserma. La torre che si erge a
sinistra dell'ingresso, invece, fu costruita, nel corso del XIV secolo, dai
Mamelucchi, per rinforzare la fortezza araba.

Un tunnel conduce all'uscita. A metà circa, sulla sinistra, si apre un
piccolo ma bellissimo museo, [url]http://tinyurl.com/383uj8h[/url], sapientemente
allestito dal Deutsches Archäologisches Institut, e inaugurato nel 1998, in
onore del 100° anniverario della summenzionata visita del Kaiser.

Sono in una sorta di "trance felice" e provo un curioso senso di
incredulità. Ho fantasticato su questa visita per così tanto tempo, che ora
ho come l'impressione di aver vissuto un'esperienza onirica, anziché ben
reale... Continuo a ripetermi, "ho visto Baalbeck, ho visto Baalbeck", e -
pian piano - l'incredulità cede il posto a una profondo contentezza.

Nel primo pomeriggio, "approdiamo" a Zahlé, graziosa cittadina capoluogo
della regione, considerata la capitale gastronomica del Libano. In effetti,
vista l'ora, metteremo volentieri qualcosa sotto i denti!:-) Qui i
ristoranti vengono chiamati "casinò". Pranziamo nell'ombreggiato e
fioritissimo giardino del "Casino Arabi", sulle rive del Berdawni. Una
cornice idilliaca, nella quale ci viene servito dell'ottimo cibo, dal pane
cotto sul momento con la tecnica tradizionale, alle immancabili mezzé, alla
frutta candida.

Mentre ci dirigiamo verso Anjar, attraverso la fertile campagna della Bekaa,
punteggiata dagli accampamenti dei braccianti beduini provenienti dalla
Siria, in mezzo a vigneti e campi di patate, barbabietole o frumento,
Gianluca mi fa notare come siano del tutto svaniti i cartelloni pubblicitari
raffiguranti avvenenti fanciulle in bikini o biancheria intima che
tappezzano letteralmente le strade nel resto del Paese, sostituiti dai
ritratti di Nasrallah e compagni.

Una piccola curiosità sottolineata da Natasha, la nostra brava e
pazientissima guida: la Valle della Bekaa è l'unica zona del Libano dove ci
siano dei binari, ma senza treni che vi circolino sopra! Si tratta, infatti,
di una ferrovia fatta costruire dagli Ottomani, per facilitare i
collegamenti con Damasco. Caduta in disuso da tempo immemorabile, restano a
ricordarla qualche pezzo di binario, una piccola galleria e una stazioncina
ormai fatiscente.

Anjar, [url]http://whc.unesco.org/en/list/293[/url], ha la particolarità di essere
l'unico sito interamente arabo del Libano. Il nome deriva da Ayn al-Jarr,
"sorgente viva", e la rigogliosa vegetazione che la circonda testimonia
tuttora delle considerevoli risorse idriche di questa zona. Siamo alle
pendici dell'Anti-Libano, non lontano da dove nasce il fiume Litani.

Il contrasto con Baalbeck è notevole, in tutti i sensi: le rovine, qui,
hanno dimensioni più a "misura d'uomo", e non c'è traccia del (relativo)
affollamento del sito romano. Al contrario, regna una tranquillità assoluta.
Si odono solo il cinguettio degli uccelli e lo stormire delle fronde, mosse
da una brezza leggera. All'ombra, la temperatura è perfetta. La forte luce
solare esalta il verde dell'erba e delle foglie, fa risplendere il marmo
delle vestigia omayyade e le tinte vivaci dei fiori.

Salta immediatamente all'occhio che il disegno del sito ricalca alla
perfezione quello ellenistico-romano, con cardo e decumano che si
intersecano. Pare, infatti, che il califfo Walid I, agli albori dell'VIII
secolo, incaricò architetti e ingegneri romani di progettare la città, che
ebbe un'esistenza estremamente effimera, scomparendo nel 744. Per costruire
i vari edifici, furono utilizzati materiali provenienti dai siti antichi nei
dintorni. Restò poi sepolta fino agli anni dell'indipendenza libanese,
allorché ebbero inizio gli scavi. La popolazione della Anjar moderna è
prevalentemente d'origine armena.

Fra le rovine, da cui emana un'impressione di grande armonia, si riconoscono
i resti di un palazzo più vasto, probabilmente la residenza del califfo, e
quelli di un edificio più piccolo, forse l'abitazione delle sue quattro
mogli, di una moschea, di due hammam (anch'essi d'impronta romana) e di un
quartiere residenziale.

Venerdì 21 maggio:

Per l'escursione alle grotte di Jeita e a Byblos, ritroviamo con piacere,
come guida, Natasha, anche lei, come Wassam, archeologa.

Fortunatamente, arriviamo a Jeita, [url]http://www.jeitagrotto.com[/url], proprio
all'ora dell'apertura, le 9 del mattino, quando ancora non c'è nessun altro.
Ritirati i biglietti, saliamo sulla cabinovia che conduce all'ingresso della
grotta superiore.

Le grotte di Jeita sono rimaste chiuse al pubblico durante la Guerra Civile
e utilizzate per scopi militari. Riaperte nel 1995, sono state ristrutturate
da una società tedesca, la Mapas, che vi ha investito 11 milioni di dollari
e che le avrà in gestione per vent'anni. Direi che hanno fatto un ottimo
lavoro...

Le grotte sono davvero spettacolari! Per ovvi motivi di conservazione, solo
una minima parte è visitabile. Nella sala superiore, si possono percorrere
750 metri su un totale di 2.200. Le forme delle stalattiti e stalagmiti
scatenano, come sempre in questi frangenti, la fantasia: lì si intravvede un
cammello, là il volto di Gibran, o una medusa, e così via.:-)

Gianluca, appassionato (anche) di speleologia, è contento come una Pasqua!

Ripercorriamo i 750 metri e usciamo nel sole già caldo: dopo l'umida
frescura della grotta, un po' di tepore non guasta affatto...

Scendiamo fino all'ingresso della grotta inferiore, che si visita in barca
(si percorrono 500 metri circa, su una lunghezza totale di 6.200). Sono
momenti di grandissima suggestione, che vorresti non finissero mai. Le
concrezioni hanno forme e colori affascinanti, dall'avorio al rosso, dal
verde al violetto. Un'illuminazione sapiente mette in risalto i punti più
impressionanti, rendendo fiabesca l'atmosfera.

Byblos (Jbeil) è indiscutibilmente uno degli "highlights" di questo viaggio.
Dà una grande emozione la consapevolezza di trovarsi in un luogo abitato
continuativamente da ben 7.000 anni! Villaggio neolotico di pescatori, poi
citato nella Bibbia con il nome cananeo di Gebal, per i Greci divenne Byblos
(papiro), e i Romani ne fecero uno dei centri culturali, religiosi e
commerciali più importanti del Mediterraneo. Si fregia ancor oggi,
giustamente, del titolo di "città dell'alfabeto".

La Jbeil attuale è una graziosa cittadina ben tenuta, con un colorato e
vivace porticciolo, un souk, purtroppo, molto turisticizzato, affascinanti
rovine e una fortezza crociata, dalla quale si gode il più panorama del
sito.

La nostra visita inizia proprio da lì. Come a Sidone e in tutte le altre
località coinvolte nelle Crociate, la fortezza di Byblos è stata costruita
utilizzando pietre e colonne d'epoca romana. Tutt'intorno, in un tripudio di
fiori, gli archeologi hanno fatto riaffiorare la città fenicia. Alcune
colonne romane si stagliano, proprio davanti a noi, contro il blu intenso
del mare e del cielo. Le vestigia del teatro romano sono state spostate
vicino alla riva, con un effetto scenografico di grande suggestione. Mi
sembra di essere tornata ad Apollonia!:-)

All'interno della fortezza è stato allestito un interessante piccolo museo,
che illustra l'antichissima storia di Byblos. Prevedibilmente (e
ragionevolmente), i reperti più significativi ritrovati in quest'area, come
il sarcofago del re Ahiram (1000 a.C. circa), [url]http://tinyurl.com/36l5gv6[/url],
sono stati trasferiti al Museo Nazionale di Beirut, o si trovano in musei
stranieri, il Louvre in primis.

Torniamo a Beirut in piena ora di punta (intorno alle 14, quando i
dipendenti pubblici lasciano i propri uffici). Ingorgo dopo ingorgo,
riusciamo faticosamente ad arrivare al summenzionato Museo Nazionale,
[url]http://www.beirutnationalmuseum.com[/url]

Il video di 12', trasmesso ogni ora dalle 9 alle 16 in una saletta vicino
all'ingresso, dà un'idea ben precisa delle terribili condizioni in cui
versava il museo alla fine della Guerra Civile. Ciò fa apprezzare ancor di
più il mirabile risultato dei lavori di restauro e ristrutturazione,
effettuati dal 1993 al 1999.

E' un museo "a misura d'uomo", dove si è data la priorità alla qualità,
piuttosto che alla quantità, dei reperti in esposizione. Soprattutto le sale
del pianterreno offrono un colpo d'occhio memorabile. La luce è morbida,
riposante, sembra che accarezzi le superfici marmoree delle statue e dei
sarcofagi.

Oltre al già citato sarcofago di Ahiram, veniamo particolarmente colpiti dal
sarcofago detto di Achille, dagli splendidi bassorilievi, da una stele del
faraone Ramses II, da una tribuna e alcuni ex-voto provenienti dal tempio di
Eshmoun e dal mosaico ellenistico-romano "dei sette saggi".

Le bacheche del primo piano conservano una ricca collezione di monete
persiane, statuette dell'età del bronzo, sculture (fra le quali una
delicatissima testa di Dioniso proveniente da Tiro), figurine simili a
quelle di Tanagra, e preziosi gioielli bizantini.

Al bookshop, si possono trovare titoli interessanti, come un libro delle
edizioni Gallimard sui Fenici, e un piccolo catalogo del museo (in francese
o inglese).

Sabato 22 maggio 2010:

Niente escursione di gruppo, oggi. In aprile, Nakhal ha cancellato dal
programma settimanale l'escursione a Balamand, Tripoli e Batrun, ma,
dimostrando grande correttezza, non ha lasciato a piedi chi, come noi, aveva
prenotato mesi prima.

Partiamo quindi, su una comoda Hyundai Sonata, solo in quattro: l'autista,
Natasha, Gianluca e io.

Appena superata Batrun, ci fermiamo un momento per fotografare il castello
di Mseilha (o Puy du Connétable), [url]http://tinyurl.com/3532upk[/url], piccola
fortezza che, nell'Ottocento, veniva chiamata Kalaat Mezsbaheh. Di origine
crociata e, a quel tempo, di proprietà della famiglia patrizia genovese
degli Embriaci, occupava una posizione strategica nella vallata del fiume El
Jawz (ora ridotto a un ruscelletto che, d'estate, si prosciuga
completamente), lungo la strada per Tripoli. Nel XVII secolo, venne fatto
ricostruire da Fakhreddine II, sempre allo scopo di sorvegliare e difendere
questa importante via di comunicazione.

A Shekka, svoltiamo in direzione di Balamand, sede di una delle più
prestigiose università libanesi. L'ateneo è gestito da monaci greco-
ortodossi, che vivono in una magnifica abbazia d'origine cistercense, eretta
a 350 metri s.l.m. nel XII e XIII sec. Nel 1290, allorché Tripoli venne
conquistata dai Mamelucchi, i monaci cistercensi furono costretti ad
abbandonare l'abbazia, che fu più tardi occupata, appunto, dai monaci greco-
ortodossi.

E' un complesso davvero incantevole. Vi si respira un'atmosfera tranquilla,
un po' "fuori dal mondo", come ben si conviene a un monastero. Nel vasto
chiostro fiorito, c'è una frescura deliziosa. Una delle due chiese conserva
preziose icone settecentesche e ottocentesche, fra le quali la più famosa è
un "San Giorgio che uccide il drago", soggetto particolarmente caro alla
Chiesa greco-ortodossa. Una grande terrazza si apre verso il mare e sulla
macchia mediterranea che circonda Balamand.

Ridiscendiamo verso la costa e in una ventina di minuti giungiamo a Tripoli,
[url]http://www.tripoli-city.org[/url], la seconda città del Libano per numero di
abitanti (190.000 circa, che arrivano a 300.000 con i sobborghi). E' subito
apparente la profonda differenza tra questo centro urbano e la capitale. Qui
non vi è traccia del dinamico cosmopolitismo di Beirut. E' un microcosmo
marcatamente più conservatore e tradizionalista. La popolazione è a forte
maggioranza sunnita, e le donne non velate sono davvero rare. Ne incrociamo
un paio che indossano neri niqab, una addirittura il burqa.

Ci aspetta una brutta sorpresa: da circa un mese, ai non-Musulmani non è più
consentito il libero accesso alle moschee e madrasse cittadine, ma occorre
fissare un appuntamento, nonché richiedere apposita autorizzazione alle
autorità religiose sunnite. Ci è di conseguenza impossibile visitare quella
che è considerata la moschea più bella del Paese, Taynal,
[url]http://www.tripoli-city.org/taynal.html[/url]
Vi potete immaginare la mia delusione...

Un po' sconsolati, ci dirigiamo verso il castello di Saint-Gilles (Qualaat
Sanjil), che domina la città vecchia. Costruito (indovinate un po'?:-)) dai
Crociati, ha subito innumerevoli rimaneggiamenti. Ciò che rimane della
struttura originaria è il muro esterno che dà sul fiume. Un'ala della
fortezza è attualmente una caserma, ma la parte restante è aperta al
pubblico.

Dal camminamento superiore, si ha una chiara visuale del dedalo dei souk
tripolini. Anche qui non mancano numerosi scempi edilizi...

Iniziamo dall'affollatissimo souk dei prodotti alimentari, stando ben
attenti a non perdere di vista Natasha. Arriviamo così al khan al-Saboun,
risalente al XVII secolo. In origine, era probabilmente una caserma
destinata alle truppe ottomane. Caduto nel degrado più totale (come molti
altri edifici tripolini, purtroppo), alla fine degli anni Novanta è stato,
almeno parzialmente, restaurato, e ha ripreso vita grazie alla famiglia
Hassoun, che vi ha avviato una fiorente produzione di sapone (oltre 200
varietà).

Ci dirigiamo poi verso l'hammam el-Abed, l'unico ancora in funzione, e che
presenta il classico stile ottomano, come al Palazzo di Beiteddine, seppur
in una cornice ben più modesta.

Nel vicolo che conduce all'hammam, accade un episodio increscioso: qualcuno,
da una finestra, getta dell'acqua addosso a Natasha (che è maronita), "rea"
di avere le spalle scoperte. Per fortuna, non ci saranno ulteriori gesti
intolleranti nei suoi (o nostri) confronti.

Sbuchiamo poi nel souk dei gioiellieri, dove l'oro viene venduto a peso,
indifferentemente dalla lavorazione dei monili. Si dice che i prezzi siano i
più convenienti del Paese.

Da lì raggiungiamo il souk dei sarti, restaurato da poco. La temperatura
comincia a salire rapidamente. Sul piazzale di fronte alla Grande Moschea,
la luce è accecante e il sole, alto nel cielo, già molto caldo. Solo le
tende delle botteghe offrono striminziti spicchi d'ombra. Non osiamo
immaginare la canicola di luglio e agosto...

Per pranzare ci trasferiamo nella parte moderna di Tripoli, al Palais Abdul
Rahman Hallab, sopra all'omonima e famosa pasticceria (la città è rinomata
per i suoi dolci, che sono venduti anche al duty free dell'aeroporto di
Beirut). E' un locale accogliente, arredato in maniera sobria, e dove si
mangia discretamente bene, spendendo una cifra assai ragionevole.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Batrun, [url]http://www.batroun.com[/url], la
cittadina dei limoni, che è davvero molto, molto carina, con il suo centro
storico ancora ricco di case tradizionali, circondate da curatissimi
giardini, belle chiese e vestigia del passato, come il frangiflutti fenicio,
detto "muro del mare".

Visitiamo per prima la chiesa di Santo Stefano, maronita, progettata da un
architetto italiano nel 1896 e inaugurata otto anni dopo, e poi quella
greco-ortodossa, la ******** di Nostra Signora del Mare (Saydet el-Bahr), di
fronte al frangiflutti fenicio. C'è una "quiete rifocillante", all'ombra di
questo portico, dove si è cullati dal suono dolce del lento infrangersi
delle onde. Nell'esigua ********, ornata di belle icone ottocentesche, il
profumo dell'incenso si mescola con quello salmastro portato dal vento.

Non si può lasciare Batrun senza aver assaggiato la sua famosa limonata, che
si rivela del tutto degna della sua ottima reputazione!:-)

Una volta rientrati a Beirut, ci facciamo lasciare in place des Martyrs, per
poter fare un giro nel cuore della città, rimesso a nuovo dopo le
devastazioni dei lunghi anni di guerra. Talmente "a nuovo" da avere un'aria
totalmente finta, un po' da set cinematografico. E' tutto molto elegante,
questo sì, punteggiato da negozi e locali di lusso, le vie e le piazze sono
pulitissime, ma manca del tutto l'"anima identitaria" della città.

La nostra passeggiata comincia dall'imponente moschea Mohammed el-Amin, la
più grande e recente del Libano, nel cui giardino sono sepolti Rafic Hariri
e sette uomini della sua scorta, uccisi il 14 febbraio 2005 insieme ad altre
quattordici persone.

Entriamo poi nella cattedrale maronita di San Giorgio, proseguiamo per un
breve tratto sulla rue Emir Béchir, per poi svoltare a destra in rue Maarad,
fiancheggiata da eleganti portici e dai dehors di numerosi ristoranti e
caffè. Giunti nel cuore del cuore di Beirut, la place de l'Etoile, visitamo
la cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio (poca fantasia, eh?:-)), che ha
di fronte la sede del Parlamento libanese. Passiamo davanti alla moschea el-
Omari, ex-cattedrale di San Giovanni Battista del XII secolo, e raggiungiamo
la moschea Assaf, detta "del Serraglio", e lì "collassiamo" al tavolino di
un caffè.:-) Ci vuole proprio un break, con 'sto caldo! Riposati e
reidratati, facciamo ancora "un petit effort" fino ai resti delle terme
romane, in rue des Banques. Purtroppo, è impossibile accedere, perlomeno
oggi, al bellissimo giardino a terrazze lì accanto.

Saliamo la scalinata e in un paio di minuti siamo davanti alla chiesa di San
Luigi, del 1868, edificata in un sobrio stile neo-gotico. Sta per iniziare
una cerimonia di qualche tipo, forse un battesimo, e di conseguenza possiamo
dare solo una sbirciatina veloce al suo interno.

La stanchezza, dovuta anche alla notevole calura, ha ormai preso il
sopravvento. Fermiamo un taxi e ce ne torniamo in albergo.

Domenica 23 maggio:

Ci vogliono le sei di una domenica mattina, per vedere le strade di Beirut
sgombre d'auto!:-) In dieci minuti esatti, un autista di Nakhal ci
accompagna in aeroporto. Percorriamo per l'ultima volta la Corniche, dove
joggers mattinieri si tengono in forma.

Una volta in aeroporto, le cose si fanno decisamente più lente, fra un primo
controllo di sicurezza, coda chilometrica al check-in, controllo passaporti
e un secondo controllo di sicurezza per poter accedere alle porte d'imbarco.

Neanche noi siamo sfuggiti, naturalmente, alla domanda di rito, "Avez-vous
aimé le Liban?". La risposta è un sincero, "Oui, on l'a beaucoup aimé!". Uno
degli aspetti più positivi di questa breve vacanza libanese è stato
senz'ombra di dubbio l'incontrare persone provenienti da tante parti del
globo terracqueo: Europei (fra i quali degli Inglesi di origine iraniana),
Australiani, Statunitensi, Canadesi, persino una coppia di Curdi iracheni, e
il poter parlare con loro un po' di tutto, dalla storia alla gastronomia,
dalla politica all'archeologia. Il turismo libanese conta pesantemente
sull'enorme diaspora (la BBC ha calcolato che ci siano venti milioni di
oriundi libanesi, nel mondo), in larga parte ancora attaccatissima alla
terra d'origine.

Ricorderemo con particolare simpatia Robert, un Newyorkese settantenne che
sta studiando storia mediorientale alla Columbia University. Keep up the
good work, Robert!:-)

Il volo delle Middle East Airways, di quasi quattro ore, scorre veloce, tra
un paio di film e un discreto brunch. Atterriamo a Malpensa addirittura con
una decina di minuti di anticipo sull'orario previsto.

Ci attende una piacevole appendice ... gallaratese!:-) Pranziamo ottimamente
all'Osteria dei Mercanti, [url]http://www.osteriamercanti.it[/url], per poi visitare,
al nuovo Museo d'Arte, una bella mostra su Modigliani,
[url]http://tinyurl.com/2vdmcsc[/url]

***********************************

Ulteriori info pratiche:

Zahlé, ristorante Casino Arabi, Faubourg St. Jean, Baabda, tel.05.455260/1

Beirut, Roadster Diner, rue Hamra (e molte altre locations), Crowne Plaza
Center, tel. 01.738899, [url]http://www.roadsterdiner.com[/url]

Tripoli, ristorante Le Palais Abdul Rahman Hallab (sopra la pasticceria
Abdul Rahman Hallab), rue Riad Solh, tel. 06.444445,
[url]http://www.hallab.com.lb[/url]

Questione sicurezza: noi abbiamo trovato una situazione del tutto
tranquilla, ma nella "polveriera" mediorientale la situazione può mutare,
ovviamente, da un momento all'altro. L'esercito e la polizia libanesi hanno
posti di blocco praticamente ovunque, ma - stando alla nostra esperienza - è
ben raro che qualcuno venga fermato. Le truppe UNIFIL sono concentrate a
sud, nei pressi della frontiera con Israele (che è chiusa). Dell'UNIFIL,
abbiamo visto solo soldati del contingente sud-coreano nei dintorni di Saida
e Sour.

A Beirut, abbiamo girato in vari quartieri, anche di sera, senza mai
sentirci neppur remotamente in "pericolo". L'unica attività "rischiosa" è
quella di attraversare la strada, visto che guidano tutti come pazzi
scatenati.:-)

Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
affrontare.

***********************************************

Ciao,

Carla


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Vecchio 28-05-2010, 16.57.19
Giumak
 
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Predefinito Re: Libano, seconda e ultima parte (solo testo)

On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
wrote:
.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

interessante, veramente molto interessante.
Il modo migliore per chiudere la settimana.
In attesa di poter vedere qualche bella foto di Gianluca, auguro a te
ed a tutti un buon we.

Beppe

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  #3  
Vecchio 28-05-2010, 16.57.19
Giumak
 
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Predefinito Re: Libano, seconda e ultima parte (solo testo)

On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
wrote:
.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

interessante, veramente molto interessante.
Il modo migliore per chiudere la settimana.
In attesa di poter vedere qualche bella foto di Gianluca, auguro a te
ed a tutti un buon we.

Beppe

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  #4  
Vecchio 28-05-2010, 16.57.19
Giumak
 
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Predefinito Re: Libano, seconda e ultima parte (solo testo)

On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
wrote:
.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

interessante, veramente molto interessante.
Il modo migliore per chiudere la settimana.
In attesa di poter vedere qualche bella foto di Gianluca, auguro a te
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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
wrote:
.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
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.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
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.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
> affrontare.[/color]

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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
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.....[color=blue]
> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
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> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
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On 28 Mag, 16:20, carla polastro <carlaTOpolastroGL...@inwind.it>
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> Abbiamo incontrato ovunque gentilezza e cordialità, e tanta gioia di vivere,
> nonostante le innegabili difficoltà, anche di natura economica (tutti si
> lamentano dei prezzi alle stelle), che questo Paese è costretto ad
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